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E la Bce ora detta le regole per trattare i crediti deteriorati

La rivoluzione culturale per il mondo del credito italiano è contenuta in un freddo manuale di un centinaio di pagine diffuso in settimana dalla Banca Centrale Europea. Le “bozze di linee guida sui crediti deteriorati”, pubblicate lunedì scorso, potrebbero infatti trasformare in maniera radicale la relazione tra banche e creditori morosi, oltre a richiedere ai nostri istituti corposi investimenti in nuova tecnologia in un momento di scarsa redditività.
L’obbiettivo della Bce è quello di sollecitare le banche europee a migliorare la gestione dei crediti deteriorati che gravano sui loro bilanci e che hanno contribuito a far crollare il loro valore di borsa. Tra le maggiori indiziate ci sono proprio le banche italiane, a causa dei loro 200 miliardi lordi di crediti inesigibili (“sofferenze”), a cui si aggiungono altri 160 miliardi di prestiti che difficilmente saranno restituiti (“incagli”).
Le banche hanno fino a metà novembre per rispondere alle proposte della vigilanza di Francoforte. Ma sfogliando il documento è evidente che la trasformazione proposta dalla Bce è profonda. Prima di tutto, per il semplice fatto di avere delle linee guida. La Banca d’Italia non ha infatti mai pubblicato un manuale formale. I suoi ispettori applicavano gli standard contabili europei (IASS) senza però avere altre regole troppo precise. Stava dunque al funzionario decidere come comportarsi nei confronti delle banche e delle loro cataste di crediti andati a male. La vigilanza era un’arte più che una scienza.
La Bce ha sconvolto questo approccio. Le banche dovranno infatti seguire delle procedure molto precise nella fase di recupero crediti. Il documento delinea addirittura quanto spesso la banca dovrà chiamare un creditore in ritardo: una volta ogni 5-7 giorni per quelli considerati a basso rischio e addirittura ogni giorno per quelli più rischiosi. In pericolo sono anche le cosiddette “moratorie”, che le banche utilizzavano spesso per salvare i creditori in difficoltà e evitare ricadute troppo onerose sui propri bilanci. Oggi le linee guida Bce offrono un’analisi molto più dettagliata di quando una banca può tollerare un ritardo nei pagamenti, spiegando che comunque gli accordi di ristrutturazione non possono essere soltanto un modo per ritardare il problema nel tempo.
Le nuove regole potrebbero avere anche un impatto nella valutazione del collaterale, che viene offerto dai creditori come garanzia per ricevere un prestito. L’Associazione Bancaria Italiana aveva già emesso delle linee guida sulla frequenza con cui andrebbero valutati gli immobili in garanzia. Ma la Bce sembra domandare vincoli più stringenti per l’indipendenza del valutatore.
Un altro tema riguarda il costo della riforma. Le regole di Francoforte chiedono agli istituti di mappare in modo dettagliato le proprie posizioni dubbie. Ma se questa procedura è stata già intrapresa dalle principali banche italiane, molte tra le più piccole sono indietro. Le associazioni di categoria prevedono la possibilità di dover incorrere sostanziali investimenti, soprattutto in software e banche dati.
L’ultimo punto riguarda la governance delle banche. La Bce vorrebbe richiedere la creazione di un’unità specifica per la gestione dei crediti deteriorati e la formulazione di una strategia precisa per la loro dismissione o valorizzazione. Il primo passo, in particolare, è considerato necessario per superare i conflitti d’interesse che portano chi ha emesso un credito a non volerlo dichiarare “inesigibile” per evitare di dover ammettere l’errore fatto. Ma la misura della BCE potrebbe creare problemi agli istituti più piccoli, dove non c’è sempre la capacità in termini di staff.
La rivoluzione della Bce ha due limiti che potrebbero renderla meno drastica. In primo luogo, essa si applica per ora solo alle banche sotto il diretto controllo di Francoforte, escludendo dunque le banche italiane di dimensioni estremamente ridotte, che restano quasi esclusivamente vigilate da Bankitalia. In secondo luogo, anche le banche medio-grandi non dovranno necessariamente applicare le regole di Francoforte, ma potranno spiegare al regolatore perché non lo fanno, secondo il principio di “comply or explain”.
Infatti, molto potrebbe dipendere dai rapporti di forza tra Banca d’Italia e Bce all’interno della supervisione congiunta. La differenza di vedute sul tema dei crediti deteriorati fra l’atteggiamento più attendista di Roma e quello più pro-attivo di Francoforte è infatti evidente. Sarà soprattutto questo a decidere se per la gestione dei crediti deteriorati in Italia nulla sarà più come prima.

Ferdinando Giugliano

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