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La Bce non è senza munizioni

Conclusione senza sorprese per il Quantitative easing della Bce: l’istituto centrale ha ribadito lo stop agli acquisti netti di titoli pubblici per la fine dell’anno. Tuttavia, al termine del consiglio direttivo, il presidente Mario Draghi ha annunciato che la politica monetaria rimarrà espansiva attraverso il rinnovo a scadenza dell’ingente mole di titoli acquistati: il controvalore è di 2.158 miliardi di euro, di cui 363 mld di bond italiani.La novità riguarda proprio la modalità dei rinnovi: l’Eurotower intende continuare «per un esteso periodo di tempo» le operazioni di riacquisto, che andranno avanti oltre la data nella quale avverrà il primo rialzo dei tassi di interesse, al momento atteso nell’estate del 2019. La nota negativa è che l’Italia, nell’effettuare i rinnovi, si andrà progressivamente ad allineare alle nuove quote dei paesi nel capitale della Bce. Quella italiana è stata recentemente rivista al ribasso dal 12,3 all’11,8%, e questo significherà una limatura sui riacquisti di Btp.

Draghi ha riferito che la decisione di lasciare indeterminato il periodo di rinnovo è stata unanime. Il quadro generale nel quale sono arrivate queste decisioni non è però euforico. Sulle prospettive economiche dell’Eurozona e del pianeta «l’atmosfera è quella di una generalizzata incertezza che cresce». I dati recenti si sono rivelati «più deboli del previsto», anche se la Bce resta fiduciosa che la crescita continui a sostenere una convergenza dell’inflazione verso l’obiettivo vicino al 2%.

Intanto l’istituto di Francoforte ha rivisto al ribasso le previsioni di espansione economica dell’area euro per il 2018 a +1,9% e per l’anno prossimo a +1,7%. La stima per il 2020 è stata confermata a +1,7%, mentre nel 2021 è atteso un +1,5%. C’è stata, inoltre, una limatura sull’inflazione nel 2019 a +1,6%, mentre per il 2020 è invariata l’attesa di un caro vita all’1,7%. «Rimane la fiducia, ma con una crescente cautela», ha osservato Draghi. «Resta necessario uno stimolo monetario significativo e il consiglio direttivo resta pronto ad aggiustare, come appropriato, le sue misure in qualunque momento». Specialmente dopo la decisione della Corte di giustizia Ue, che ha avallato il Qe, il programma «è stabilmente parte dell’armamentario: restiamo pazienti e perseveranti, finora non c’è stata la necessità di porci la domanda se nel 2019 potrebbe essere necessario riavviare il Qe».

Giacomo Berbenni

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