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La Bce non basta, lo spread sale a 143

C’è da chiedersi come sarebbe finita se non ci fosse lo scudo della Banca centrale europea a proteggere i titoli di Stato dell’Eurozona. Perché ieri lo spread BTp-Bund è tornato a impennarsi come non si vedeva da tanto tempo. Il differenziale di rendimento tra il titolo tedesco a 10 anni e quello italiano è balzato in una sola seduta di 17 punti base, chiudendo a 143 punti, gli stessi livelli di luglio.
Lo spread è tornato a impennarsi per il combinato effetto di acquisti sul Bund e di vendite sui BTp. Non a caso il rendimento del Bund è sceso allo 0,23% (nonostante le tensioni sulle banche tedesche con Deutsche Bank e Commerzbank che hanno perso quasi il 10%), tornando sui minimi dello scorso aprile (ma siamo ancora lontani dallo 0,04% che rappresenta ad oggi il minimo storico intraday del 20 aprile). Mentre il BTp decennale è salito all’1,66%, sui livelli di dicembre.
In questa impennata dei titoli italiani (discorso che però vale per tutti i bond governativi della periferia dell’Eurozona, si veda articolo a destra)non c’è l’aumento delle stime di inflazione (che di solito fa salire i rendimenti dei titoli di Stato che difatti incorporano anche le aspettative sul costo della vita). Le vendite di ieri sono dovute molto semplicemente a pure avversione al rischio. Gli investitori hanno acquistato titoli più sicuri e venduto asset considerati più rischiosi in quello che in gergo viene definito fligh to quality. Dimenticando che i titoli dell’Eurozona (esclusi quelli della Grecia) rientrano sotto il manto protettivo della Bce che da marzo scorso ne compra ogni mese un quantitativo di circa 45 miliardi di euro al mese. Nonostante questo, gli operatori stanno vendendo in un riposizionamento dei portafogli verso prodotti meno rischiosi, con rating più elevati. Non a caso, infatti, ieri non è sceso solo il rendimento del Bund tedesco ma sono scesi i tassi anche dei titoli austriaci, finlandesi, belgi. Sono stati in sostanza comprati i titoli dei Paesi a Tripla A mentre la periferia ha sofferto.
I BTp hanno poi sofferto in particolare la pressione ribassista che al momento c’è sui titoli bancari con gli istituti di credito italiani che hanno in portafoglio ancora una quota rilevante del debito pubblico in titoli di Stato.
«Sta aumentando la ricerca della sicurezza e questo spiega questi movimenti – spiega Angelo Drusiani, esperto del mercato obbligazionario di Banca Albertini Syz -. Temo che il mercato continuerà a vendere anche nei prossimi giorni perché si teme che per aiutare le banche debbano prima o poi intervenire gli Stati nonostante i divieti del bail-in e questo potrebbe peggiorare la posizione dei debiti pubblici. Il tutto accade nella totale assenza di dichiarazioni delle autorità che servirebbero a gettare acqua sul fuoco. Il prossimo consiglio della Bce è previsto il 10 marzo, ed è quindi ancora molto lontano. Nel frattempo può succedere ancora di tutto. Come primo passaggio il BTp potrebbe toccare l’1,85% ma temo a questo punto che possa anche rivedere la soglia del 2%».
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