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La Bce lascia i tassi a zero Quantitative easing invariato “ma pronti a intervenire”

La Bce resta alla finestra, «pronta ad agire». Alla luce di una revisione quasi impercettibile delle stime macroeconomiche, Mario Draghi ha scelto di aspettare. Anche se la riflessione è in corso sulle modalità per estendere il Quantitative easing, l’acquisto di titoli pubblici e privati da 80 miliardi al mese, oltre marzo del 2017. Se ne sta occupando una commissione interna. Nel frattempo il presidente della Bce ha ribadito che «siamo pronti ad andare oltre». Lorenzo Codogno, capo economista di LC Macro Advisors, fa giustamente notare che il rinvio è anche motivato «da un probabile sollievo per un impatto della Brexit che è stato poco negativo (almeno per ora)». Per Codogno, come per altri analisti, l’annuncio di un’estensione del Qe è probabile a dicembre. Quando verranno anche aggiornate le previsioni macroeconomiche.
Ma più si avvicina quella scadenza – dunque un passo ulteriore verso l’esaurimento della «cassetta degli attrezzi» dei banchieri centrali – più l’appello di Draghi ai governi a fare la loro parte, per rinvigorire la ripresa in atto, suona pressante. Trovare il modo di ampliare il QE, peraltro, non è facile, alla luce di un mercato dei bond che si sta prosciugando ma anche della resistenza dei tedeschi a spingere oltre con le misure straordinarie. Un’ipotesi è quella che si cambi il criterio che mette in relazione la quantità di acquisti con la grandezza dei Paesi: un’alternativa potrebbe essere che si passi ad associarla alla grandezza dei mercati. Ma c’è da chiedersi quanta resistenza opporrebbero i tedeschi a un criterio che comportasse un acquisto maggiore di titoli di Stato italiani, per fare un esempio.
Draghi sarà a fine mese al Bundestag per un’audizione molto attesa, in cui avrà modo di spiegare al pubblico più sospettoso dell’eurozona il senso delle politiche monetarie attuali. Da quanto si apprende, il presidente della Bce avrebbe gradito una sessione di domande e risposte con i parlamentari aperta al pubblico, ma il Bundestag ha risposto che non è prassi. Per garantire comunque il massimo della trasparenza possibile, la Bce ha previsto un punto stampa, dopo l’audizione.
Ieri Draghi è tornato ad invitare, intanto, «tutti» i governi a fare le riforme strutturali e a mettere in campo strumenti per spingere il recupero economico, ancora minacciato da «rischi al ribasso». «I Paesi che hanno i margini fiscali per farlo» dovrebbero investire maggiormente, ha sottolineato, aggiungendo che «la Germania ha i margini per farlo». Le stime di crescita dell’eurozona sono state ricalcolate all’1,7% per quest’anno, all’1,6% per i prossimi due anni. Il numero uno della Bce è tornato a rivendicare gli effetti delle misure della Bce sul Pil: lo 0,6 per cento in più, nel triennio da giugno di quest’anno. Anche sull’inflazione, è confermata allo 0,2% quest’anno e rivista di un decimale al ribasso l’anno prossimo all’1,2% e immutata all’1,3% ne 2017. E il beneficio delle mosse della Bce è quantificabile nello 0,4%, sull’andamento dei prezzi.

Tonia Tornabuoni

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