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La Bce lascia invariati gli aiuti

Dopo la nottata di domenica a Bruxelles, che ha portato a un accordo molto preliminare fra la Grecia e i suoi creditori, la Banca centrale europea ha scelto ancora una volta di aspettare che le autorità politiche prendano una decisione definitiva, lasciando invariata la liquidità di emergenza (Ela) concessa alle banche greche.
Il consiglio della Bce, riunito in teleconferenza, ha mantenuto l’Ela a 89 miliardi di euro, il tetto fissato il 28 giugno scorso, e non ha modificato le condizioni sul collaterale da presentare per ottenere la liquidità, alle quali aveva introdotto una restrizione il 6 luglio scorso.
Dato che le risorse sono già state quasi interamente utilizzate, la decisione significa che le banche continueranno per ora a restare chiuse e il limite di 60 euro al giorno ai prelievi rimarrà in vigore. Senza un accordo a Bruxelles, ha ammesso il presidente francese François Hollande, la Bce non sarebbe stata in condizione di mantenere l’Ela. Questo avrebbe portato all’immediato collasso del sistema bancario e all’uscita della Grecia dall’unione monetaria.
Alla prossima riunione di domani sera e giovedì, quando i consiglieri si incontreranno di persona a Francoforte e il presidente Mario Draghi si presenterà in conferenza stampa, la Bce, prima di decretare un aumento dell’Ela (che viene concesso dalla Banca centrale greca ma deve essere autorizzato da Francoforte), ha bisogno di poter contare su alcuni passi avanti da parte dell’Eurogruppo. Solo a fronte di questi è possibile che l’Ela venga aumentato. «Un incremento dell’Ela – sostiene in una nota Ben May, di Oxford Economics – è improbabile finché la Bce non sia soddisfatta che il Governo ha completato il pacchetto di bailout». In consiglio, va ricordato, c’è già una forte opposizione al mantenimento dell’Ela ai livelli attuali, capeggiata dal presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. Per bloccare del tutto l’Ela, è richiesta però una maggioranza dei due terzi del consiglio.
Una delle opzioni, secondo fonti monetarie, è che venga applicata qualche garanzia europea al collaterale utilizzato dalle banche greche per ottenere i finanziamenti Ela. Si tratta di uno strumento utilizzato nel 2012, quando fu adottato il secondo pacchetto di salvataggio a favore di Atene. Allora venne attivato un piano di riacquisto dei titoli greci per migliorare la qualità del debito emesso dalla Repubblica ellenica o da essa garantito. Il buyback aveva il sostegno di titoli emessi dal fondo salva-Stati Efsf per un valore nominale di 35 miliardi di euro.
L’altro problema per il quale la Bce richiede con urgenza ai Governi europei una soluzione è quella dei titoli greci acquistati da Francoforte fra il 2010 e il 2012 in base al programma Smp, per sostenere il mercato del debito dei Paesi in crisi. Lunedì prossimo, 20 giugno, Atene dovrà rimborsare 3,5 miliardi di euro e pagare cedole per 700 milioni circa (la prossima scadenza, il 20 agosto, è per 3,2 miliardi di euro). Questi importi dovranno essere coperti dal prestito ponte in discussione all’Eurogruppo in queste ore. Ci sono molti dubbi, all’interno dell’Eurosistema delle banche centrali, sul fatto che la prima opzione per finanziare questo bridge loan siano 13 miliardi di euro residui di uno dei primi strumenti per i salvataggi, l’Efsm. Questo però è un organismo nel quale sono coinvolti non solo i Paesi dell’Eurozona, ma tutti i 28 membri dell’Unione europea. Tra questi la Gran Bretagna, che già nel 2012 ha rifiutato l’assenso all’uso di questi fondi per il secondo salvataggio greco e che non sembra essere molto più disponibile oggi. Un default nei confronti della Bce sarebbe l’anticamera dell’uscita della Grecia dall’euro, ma le modalità in discussione per il prestito ponte sono tutt’altro che ottimali.
La riunione di questa settimana a Francoforte è uno dei consigli normalmente dedicati alla politica monetaria, l’ultimo prima dell’estate in base al nuovo ciclo di sei settimane (quello successivo è prevista per l’inizio di settembre). Il quadro macroeconomico è migliorato dal punto di vista della Bce, in quanto la ripresa si sta ampliando e rafforzando, come nelle attese, anche se l’inflazione di giugno ha fatto un passo indietro (a 0,2% contro lo 0,3% di maggio), sul cammino che deve riportarla verso il 2%. Su questo punto, il consiglio verificherà l’andamento del programma di acquisto di titoli, il quantitative easing (Qe), in base al quale la Bce si è impegnata ad acquistare 60 miliardi di euro di titoli ogni mese almeno fino al settembre 2016. A giugno, gli acquisti sono saliti a 63 miliardi. L’accelerazione era stata decisa per anticipare la minor liquidità dei mercati durante i mesi estivi. Sarà interessante vedere come si muoverà la Bce se nuovi passi falsi sul caso Grecia la inducessero a far fronte a un eventuale contagio sugli altri Paesi con maggiori acquisti di titoli.

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