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La Bce lancia il Qe all’europea

La Bce si prepara ad annunciare i dettagli dell’acquisto di titoli, il Quantitative easing all’europea, che partirà nei giorni immediatamente successivi al consiglio, il quale oggi, come è la regola due volte all’anno, si tiene lontano da Francoforte.
Ieri, allora, tutti insieme, non si sa quanto appassionatamente, sul volo da Vienna per Cipro. Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, e il suo frequente sparring partner, il capo della Bundesbank, Jens Weidmann; il vice Vitor Constancio e il capo economista Peter Praet, con la cartella dove custodisce le nuove previsioni che presenterà oggi al consiglio, inflazione in ribasso e crescita in rialzo nell’eurozona; il governatore della Banca di Francia Christian Noyer e il candidato numero uno alla sua successione Benoit Coeuré; le due signore griffate Bundesbank, Sabine Lautenschlaeger, traslocata alla Bce, e Claudia Buch, che ne ha preso il posto di numero due di Weidmann. Più una vera e propria transumanza aerea di una corte di altri banchieri centrali.
Dopo l’annuncio di fine gennaio, superati rinvii e resistenze, che il Qe si farà e ammonterà a 60 miliardi di euro (compresi Abs e covered bond di cui è già iniziato l’acquisto) al mese fino al settembre 2016, la prima cosa che i mercati finanziari si attendono oggi, con l’approvazione della documentazione legale, sono gli aspetti tecnici che erano ancora in corso di definizione: quali titoli verranno acquistati (e con quale ripartizione fra debito sovrano dei 19 Stati, probabilmente per 40-45 miliardi, e quello delle istituzioni sovrannazionali ed agenzie europee), quali margini di manovra avranno le banche centrali nazionali, attraverso le quali vengono condotte le operazioni, come verranno ripartite non solo eventuali perdite (che, per venire incontro alle perplessità della Bundesbank e di altri, resteranno all’80% con i bilanci nazionali), ma anche eventuali profitti. Ci si aspetta anche di sapere come la Bce farà fronte alla possibile scarsità di titoli disponibili da acquistare, dato che non necessariamente tutti i possessori vorranno cederli: le banche e le compagnie di assicurazioni, per esempio, per far fronte ai requisiti regolamentari di liquidità per le prime (un elemento che è stato sottolineato anche questa settimana dalla Banca dei regolamenti internazionali) o di solvibilità per le seconde. E entro quali limiti di prezzo potranno muoversi le banche centrali nazionali in mercati già molto tirati, dopo il movimento dei mesi scorsi nell’attesa del Qe.
L’altro elemento sul quale i mercati contano che si faccia chiarezza è sull’evoluzione del piano di acquisti: Draghi ha detto a gennaio che si vedrà se l’inflazione, oggi a -0,3%, abbia imboccato un percorso di «aggiustamento sostenuto», al di là quindi delle oscillazioni mensili, verso il riferimento di tenersi «sotto, ma vicino al 2%». Il che può voler dire insistere con il Qe anche dopo i 19 mesi indicati a gennaio, quindi lasciare una finale aperto, ma anche modificare o sospendere il programma se l’inflazione dovesse rispondere più rapidamente del previsto, cosa che al momento appare difficile da ipotizzare. La questione infatti si intreccia con lo scenario delineato dalla nuove previsioni: a dicembre lo staff della Bce aveva indicato un’inflazione allo 0,7% per quest’anno e l’1,3% il prossimo. La correzione al ribasso per il 2015 sarà per forza di cose molto pesante: il consenso di mercato è per un -0,1%, mentre il 2016 potrebbe mostrare i primi effetti del Qe. Per la prima volta, la Bce pubblicherà i dati 2017 ed è a questi che bisogna guardare per cominciare a divinare il futuro del Qe oltre il settembre 2016, dato che la bussola della Bce è orientata dalle prospettive di medio termine. Buone notizie invece dalla crescita: il calo del prezzo del petrolio ha stimolato la ripresa e Praet ha già preannunciato un ritocco al rialzo dell’1% indicato a dicembre. I dati congiunturali degli ultimi giorni, soprattutto quelli sull’economia tedesca, ma, finalmente, non solo quella, sono incoraggianti, così come qualche miglioramento si intravede sul credito. Lo stesso Draghi, parlando ieri a Nicosia alla tv, avrebbe ribadito un concetto che a lui preme molto:il Qe da solo non basterà per la crescita dell’Eurozona.
Con Qe e previsioni economiche, il terzo tema è la Grecia, ma resta un’incognita che difficilmente Draghi scioglierà oggi: di fatto esclusa fino all’estate dal Qe, in base alle regole che la Bce ha fissato, e difficilmente le sue banche saranno riammesse per ora ai normali finanziamenti di Francoforte, data l’incertezza che permane sul programma economico presente e futuro. Si continuerà con la liquidità di emergenza fornita dalla Banca di Grecia attraverso lo sportello Ela con eventuali modifiche all’importo (attualmente è di 68,3 miliardi di euro) da parte della Bce a seconda dell’andamento dei depositi. Appare poco probabile anche che la Bce voglia concedere un innalzamento del tetto all’emissione di buoni del Tesoro a breve, anche se il consiglio è consapevole che già nelle prossime settimane il Governo greco potrebbe andare incontro a una brutale stretta di liquidità, alla quale però dovrà ovviare altrimenti.
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