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La Bce e l’acquisto di 114 corporate bond italiani

Da 2i Retegas a Terna, passando naturalmente per Eni ed Enel, ma anche Generali e Telecom: sono ben 24 le società italiane i cui bond sono finiti nei portafogli della Bce per via dei riacquisti effettuati nell’ambito del quantitative easing. In totale, secondo i dati aggiornati ieri dallo stesso istituto di Francoforte, sono ben 114 le emissioni del nostro Paese finora interessate dal piano Draghi: una lista che comprende soprattutto le principali utility o aziende che operano nel settore energetico del Paese, ma anche qualche eccezione significativa come Exor, Luxottica e Poste italiane e pure società non quotate in Borsa come Rai e Ferrovie dello Stato.
Capire quanto sia stato effettivamente acquistato è però piuttosto complicato, perché come è noto la Bce rivela soltanto il volume totale degli acquisti (poco più di 109 miliardi di euro all’8 settembre 2017) ma non la loro distribuzione fra le 1.002 obbligazioni finora ritirate dal mercato. Qualche stima però la si può fare: se il criterio della partecipazione al capitale dell’Eurotower per effettuare la suddivisione fra i vari Paesi fosse stato rispettato, verso i corporate italiani sarebbero andati circa 13,4 miliardi.
E a una cifra molto vicina si arriva anche aggiornando la stima di massima formulata qualche mese fa dal gestore obbligazionario di M&G, Wolfgang Bauer, e basata sul presupposto che la Bce abbia acquistato titoli societari in proporzione al controvalore delle stesse obbligazioni. Quest’ultima ipotesi, che lo stesso Bauer definisce «non particolarmente probabile, ma comunque la migliore disponibile» permetterebbe di azzardare anche una distribuzione per ciascuna società.
In questo caso il principale beneficiario a livello europeo sarebbe il gruppo belga Anheuser Busch InBev, cioè il principale produttore di birra al mondo, con una possibile quota di circa 3,7 miliardi) seguito dalla tedesca Daimler (3,5 miliardi) e da Electricité de France (3,1 miliardi). Nella top ten dei bond nel portafoglio Bce figurerebbero anche Eni (in sesta posizione con probabili acquisti per 2,7 miliardi) ed Enel (decima con 2,1 miliardi), mentre seguendo lo stesso criterio anche Telecom Italia (1,5 miliardi), Snam (1,2 miliardi) e Autostrade per l’Italia (1,1 miliardi) supererebbero la quota di 1 miliardo.

Maximilian Cellino

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