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“La Bce come la Fed” Per Visco l’obiettivo è creare occupazione

«È un falso dilemma» che la Bce abbia un solo mandato e la Federal Reserve due. Anche la Banca centrale europea punta agli obiettivi europei della crescita, della piena occupazione e della stabilità finanziaria. Parlando con Repubblica a margine del Festival dell’Economia, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ci tiene a sottolineare che ci sono «altri obiettivi» oltre a un’inflazione sotto controllo. Mascherina ben piantata sul viso, attento a mantenere la distanza di sicurezza, il banchiere centrale italiano manda un messaggio forte. Niente duelli con la Fed. Gli obiettivi sono gli stessi e la Bce farà di tutto per «scongiurare una deflazione».
Dopo che la banca centrale americana ha deciso di cambiare le sue modalità di intervento per concentrarsi maggiormente sull’occupazione, Visco sottolinea che anche per gli europei «è essenziale» l’indicazione «che non basti fermarsi all’obiettivo della stabilità dei prezzi». Gli Stati Uniti, «si dice sempre, hanno un obiettivo duale; noi singolo. Ma non è così. Noi abbiamo un obiettivo primario che è la stabilità dei prezzi. Ma poi abbiamo quello, scritto nel Trattato, in base al quale, pur soggetti alla stabilità dei prezzi, dobbiamo fare di tutto per contribuire agli obiettivi dell’Unione europea». E quelli, sottolinea Visco, «sono la piena occupazione con uno stato sociale soddisfacente, e la stabilità finanziaria ». Insomma, in questa fase la Bce «è esattamente come la Fed: il nostro obiettivo è accrescere la domanda e l’occupazione per ottenere una stabilità dei prezzi in linea con i nostri obiettivi».
Se ne deduce, per il governatore, che quello di dire che la Fed ha due obiettivi — inflazione e occupazione — e la Bce uno solo — la stabilità dei prezzi — «è un falso dilemma». Per Visco è chiaro che «abbiamo un obiettivo ma anche il secondo va nella direzione della Fed: scongiurare una deflazione. Tutti gli strumenti di politica economica che abbiamo sono rivolti a far salire la domanda e a tenere i prezzi più in linea con la stabilità, contrastando la tendenza deflazionistica».
Nel corso del suo intervento pubblico al Festival di Trento, il banchiere centrale ha affrontato molti altri temi. Anzitutto fugando ogni dubbio sulla compattezza della Bce — «non c’è nessuna cacofonia» ai vertici — e sulla sua determinazione a vigilare “attentamente” sull’euro perché non si rafforzi troppo sul dollaro. «Se le pressioni negative sui prezzi metteranno a repentaglio l’obiettivo di stabilità dei prezzi — ha avvertito — dovremo intervenire. Mentre qualora emergessero effetti di segno opposto, le misure già adottate potrebbero essere sufficienti».
Visco ha avuto anche parole chiare sul fondo salva-Stati Mes, sulla sostenibilità del debito italiano e sul valore “storico” degli accordi europei di luglio, che secondo l’economista sono paragonabili al whatever it takes di Mario Draghi che salvò il continente otto anni fa dalla fine dell’euro. E ha invitato alla cautela sulle previsioni economiche. Nell’attuale quadro di incertezza assoluta, è possibile disegnare degli scenari, mentre è quasi impossibile, dinanzi ai rischi di “seconde ondate” di coronavirus, esprimere stime precise.
Sulla questione cruciale di come spendere i soldi del Recovery Fund, la Banca d’Italia non aggiungerà alcuna proposta alle “tantissime” che stanno arrivando al governo. Ma Visco non manca di indicare le direttrici su cui sarebbe bene muoversi: «Vi sono ritardi evidenti per quel che riguarda la banda larga ultraveloce, per la quale abbiamo livelli tra i più bassi d’Europa, e sul “capitale umano” in tema di formazione e ricerca ». Innovazione e sostenibilità «sono i temi centrali sui quali ci giocheremo il nostro futuro».
Alla luce della discussione surreale che impazza in Italia sul Mes, il governatore ha ricordato che il fondo salva-Stati è stato riformato. E che ora, dal punto di vista economico, «dà solo vantaggi». Anche il famoso problema dello stigma — cioè del nervosismo che una richiesta di accesso potrebbe scatenare sui mercati — è facilmente superabile, se i soldi vengono spesi bene e con una buona comunicazione. Il Mes consente «di non andare sul mercato, è a lunga scadenza», è «a condizioni buone e la condizionalità è solamente spendere i soldi nel settore per il quale è stato disegnato questo fondo ». Insomma, lo spauracchio della troika è una bugia: «La troika non c’è, non esiste».
Parlando del Recovery Fund, del Bilancio Ue e degli altri strumenti europei di sostegno alla ripresa, il banchiere centrale non ha esitato a definire gli accordi di luglio «una decisione storica. I nostri capi di Stato e di governo hanno mostrato una determinazione straordinaria»: La reazione europea è stata «dimostrazione di unità e consapevolezza». E quelle che la Commissione emetterà «sono obbligazioni che resteranno nel tempo. E c’è un mercato che si affermerà». In sostanza, «la decisione non è diversa da quella presa nel 2012 dalla Bce, ma in un framework che comprendeva il whatever it takes di Draghi».
Quanto all’annoso problema del debito pubblico italiano, per Visco «è sostenibile». Quello che l’Italia ha accumulato prima di precipitare nell’emergenza, non è tanto il risultato di conti pubblici fuori controllo, bensì di «un’economia stagnante ». Ed è da questa che l’Italia deve guarire, per rimettersi in piedi e aggiustare, in prospettiva, anche il suo gigantesco debito.
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