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La Bce insegue Pechino e lancia l’euro digitale per sfidare le criptovalute

La Bce compie un passo importante verso l’emissione di un euro digitale, raccogliendo la sfida delle altre Banche centrali: la Cina sta già sperimentando lo yuan digitale in alcune città, i Paesi caraibici ne hanno lanciato una loro versione, mentre Fed e Bank of England sono a una riflessione preliminare. La decisione è maturata ieri all’unanimità al Consiglio direttivo di Francoforte: «Abbiamo condotto alcune sperimentazioni, con risultati incoraggianti », ha spiegato la presidente Christine Lagarde.Parte ora un’indagine approfondita: due anni per chiarire le questioni chiave su progettazione e distribuzione della moneta digitale. Fabio Panetta, membro del board Bce, ha scritto alla presidente della Commissione degli Affari economici dell’Europarlamento, Irene Tinagli, assicurando un costante aggiornamento sugli sviluppi. E indicando le priorità di Francoforte: «Un euro digitale deve essere in grado di soddisfare le esigenze degli europei» e «aiutare a prevenire attività illecite ed evitare qualsiasi impatto indesiderato sulla stabilità finanziaria e sulla politica monetaria». Chiara la linea di demarcazione rispetto a Bitcoin & Co, il cui fascino preoccupa le autorità. «Il nostro lavoro – ha aggiunto Lagarde – mira a garantire che nell’era digitale i cittadini e le imprese continuino ad avere accesso alla forma di denaro più sicura, la moneta della banca centrale». L’euro digitale, se la Bce deciderà di andare avanti, risponderà a un’esigenza di «autonomia strategica» perché «non possiamo accettare il rischio che altre monete digitali si affermino nell’area euro», ha chiarito Panetta riferendosi ai progetti concorrenti di Facebook e altre stablecoin. Se l’indagine terminerà positivamente, ci vorranno altri tre anni il lancio.Gli obiettivi di un euro digitale che «affiancherebbe il contante, senza sostituirlo» – sono di prendere il buono dei pagamenti digitali («comodità », «rapidità» ed «efficienza delle transazioni») e quelli del contante: zero costi, accettato ovunque e quindi capace di favorire l’inclusione finanziaria. A differenza delle criptovalute, avendo alle spalle una banca centrale, per Panetta sarebbe privo di rischi e «tutelerebbe la privacy dei cittadini, proteggendola dallo sfruttamento delle informazioni a fini di lucro e da intrusioni ingiustificate ». Le sperimentazioni fin qui condotte hanno indicato che sia l’infrastruttura dei pagamenti istantanei dell’Eurosistema (Tips) sia una distribuita (come la blockchain delle criptovalute) potrebbero reggere i 300 miliardi di pagamenti al dettaglio annui dell’Eurozona. I prossimi mesi serviranno a chiarire quale delle due soluzioni sia la migliore, così come a definire la possibilità di custodia nei dispositivi degli utenti per consentire i pagamenti off-line. In passato, per evitare i rischi di fuga dai depositi bancari verso il nuovo strumento, si era anche parlato di limiti al possesso nell’ordine dei 3 mila euro. In linea con la politica green europea, Panetta ha assicurato che il consumo di energia di una simile infrastruttura sarebbe «trascurabile » mentre il Bitcoin assorbe quanto Grecia o Portogallo. Sostegno è arrivato dai ministeri delle Finanze di Francia e Germania, che vedono la possibilità di rafforzare il ruolo internazionale della divisa comune: chi resta indietro rischia di cedere il passo a Pechino.

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