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«La Bce ha strumenti per reagire»

Il presidente della Banca centrale europea ha avvertito ieri che la decisione sul futuro della Grecia dipende dal governo greco, e in seconda battuta dai creditori della zona euro. A due giorni dal fallimento di un nuovo round negoziale tra Atene e Bruxelles, Mario Draghi ha chiesto ai governi di assumersi le proprie responsabilità, lasciando intendere che a rischio ormai sono i finanziamenti della Bce alle banche greche. Da Atene il governo Tsipras ha accusato i creditori di «cinque anni di saccheggi».
In una audizione parlamentare a Bruxelles, il banchiere centrale ha sottolineato con fervore che l’esborso di nuovi prestiti «è una decisione politica che spetta a persone elette, non alla Banca centrale europea». Con l’occasione, Draghi ha chiesto «molto rapidamente» un accordo tra la Grecia e i suoi creditori che sia «solido e globale», in altre parole che preveda giustizia sociale, crescita economica, sostenibilità di bilancio in modo da garantire la stabilità finanziaria.
Questo fine settimana, una delegazione di negoziatori greci ha incontrato a Bruxelles alcuni rappresentanti delle istituzioni creditizie (Commissione europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea) nel tentativo di trovare un accordo dell’ultimo minuto che possa consentire di sbloccare nuovi prestiti internazionali alla Grecia per 7,2 miliardi di euro. Il negoziato è fallito e il dossier verrà trattato giovedì in una riunione dell’Eurogruppo.
Rifiutando nuovi tagli al welfare, il premier Alexis Tsipras ha detto ieri: «Possiamo solo sospettare motivi politici dietro alla richiesta dei creditori di tagli pensionistici, nonostante cinque anni di saccheggi». E ancora: «Vogliamo difendere la dignità dei nostri cittadini e le aspirazioni di tutti gli europei». La Commissione ha respinto le accuse greche secondo le quali la colpa del fallito incontro di domenica è tutta dei creditori. Bruxelles ha spiegato che riprenderà le trattative solo dinanzi a nuove proposte.
Parlando ai parlamentari europei, Draghi ha spiegato in più di una occasione che le parti in causa sono chiamate a «uno sforzo ulteriore».In particolare, «la palla è senza discussioni possibili nel campo del governo greco» che deve prendere «le misure necessarie». Nel mettere l’accento sulle responsabilità del mondo politico, Draghi è sembrato avvertire indirettamente che il ruolo della Bce nel tenere a galla la Grecia è limitato.
Il sistema europeo di banche centrali garantisce in questo momento prestiti al settore bancario greco pari a 118 miliardi di euro, il 66% del Pil nazionale. L’ammontare è più che raddoppiato rispetto alla fine del 2014. Le scelte della Bce continueranno a basarsi sul «quadro legale», ha spiegato Draghi: «Continueremo a seguire le nostre regole». In questo momento, ha notato il banchiere centrale, le grandi banche greche sono «solvibili», e possono quindi godere di prestiti. Ma fino a quando?
Paradossalmente, proprio la discussa strategia negoziale del governo greco sta creando incertezza sui mercati, provocando un aumento dei tassi d’interesse e un deterioramento dei bilanci bancari. Il presidente della Bce ha precisato ieri che sulla base di una eventuale decisione dell’Eurogruppo di garantire nuovi soldi alla Grecia, l’istituto monetario potrà rivedere al rialzo il limite di emissioni di Buoni del Tesoro greci e acquistare obbligazioni greche sul mercato.
In questo senso, Draghi ha aggiunto che una intesa con i creditori comporterà per Atene benefici che vanno ben oltre nuovi prestiti. Interpellato sui rischi di una uscita della Grecia dalla zona euro, per via di un mancato rimborso o del tracollo del sistema bancario, Draghi ha precisato che la Bce «ha tutti gli strumenti per gestire una tale evenienza». Al tempo stesso, ha ribadito che la crisi greca ha mostrato la debolezza dell’assetto della zona euro, e ha esortato i governi a «un salto quantico».
Dal canto suo, su questo fronte, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha spiegato da Napoli che «gran parte della decisione è in mano al governo greco». Sul versante monetario, Draghi ha notato con timore il recente aumento dei tass i sul mercato. Ha assicurato che la banca centrale sta monitorando «segnali di restrizione non giustificata» ai quali nel caso «saremmo chiamati a reagire» in un contesto di «ripresa moderata».
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