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“La Bce favorì Deutsche Bank per superare gli stress test a luglio”

Uno scoop nascosto in una nota a piè di pagina. L’ha tirato fuori il Financial Times.
Quando l’autorità di vigilanza europea Eba ha condotto quest’estate gli stress test su cinquanta banche del Vecchio Continente per restituire ai mercati la fiducia nel settore che maggiormente sta agitando gli investitori, Deutsche Bank ha ricevuto un trattamento speciale.
La prima banca tedesca ha potuto contabilizzare, grazie al via libera della Bce, la vendita della sua partecipazione nella cinese Hua Xia, ancora lungi dal venire. E il risultato dello stress test è stato migliorato, ovviamente, dai 4 miliardi di dollari che la prima banca europea si è potuta iscrivere a bilancio. L’indicatore di capitale Tier1 è sceso al 7,8% nella simulazione da situazione avversa. Senza, Deutsche Bank sarebbe scesa al 7,4%. Comunque non si sarebbe trattato di un risultato drammatico, ma dall’inizio dell’anno la banca guidata da John Cryan si è sforzata di convincere gli investitori della propria solidità. Certamente, gli stress test dell’Eba sono serviti a certificare che la sua situazione è meno terribile di quanto qualcuno non immaginasse.
Nessun’altra delle cinquanta banche finite sotto le lenti dell’autorità di vigilanza europea, peraltro, ha goduto del privilegio di poter scrivere la stessa nota a più di pagina. La prima banca tedesca, risultata comunque tra le dieci peggiori del continente, ha potuto contabilizzare un’operazione che è stata sottoscritta a dicembre del 2015 e non è andata in porto sino ad oggi. La banca spagnola Caixabank, per dire, è riuscita a incassare 2,65 miliardi di euro da una vendita di asset a marzo, ma non ha potuto iscriverla a bilancio per le simulazioni da stress test.
Ancora prima degli stress test di luglio, le analisi delle banche europee fatte l’anno scorso dalla stessa Bce hanno suscitato molte polemiche. Nell’esame della solidità degli istituti e negli stress test svolti allora qualcuno ha criticato la severità con cui sono stati giudicati i titoli di Stato rispetto ai derivati. Una differenza che ha penalizzato le banche italiane, che negli anni della crisi più acuta dell’euro e delle prime grandi operazioni di liquidità Ltro hanno fatto incetta di bond sovrani italiani. E ha risparmiato le banche tedesche come Deutsche, tradizionalmente imbottite di prodotti finanziari sofisticati ma risultate nella stragrande maggioranza solide.
Nicolas Véron, dell’influente think tank brussellese Bruegel, ha detto ieri al
Financial Times che sarebbe importante che la Bce e l’Eba fossero «in grado di spiegare e difendere le loro scelte metodologiche », soprattutto in un momento in cui Deutsche è finita sotto osservazione dei mercati. «Le metodologie per gli stress test dovrebbero essere applicate in modo uniforme e senza un trattamento speciale. E tanto più nel caso di banche sistemiche come Deutsche Bank». La banca tedesca non ha voluto fare commenti.
Anche se è stata l’autorità che supervisiona le banche dell’Unione europea, l’Eba, a condurre i test, la Bce deve approvare ogni modifica alla metodologia che viene applicata agli istituti sotto la sua giurisdisdizione, vale a dire le banche rilevanti dell’eurozona. L’Eba no può rifiutarsi di applicare eventuali variazioni alla metodologia suggerite o approvate da Francoforte. Ieri dalla Bce è arrivata soltanto la puntualizzazione che «tratta le banche tutte allo stesso modo».

Tonia Mastrobuoni

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