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La Bce farà il pieno di BTp

Chi ne ha pochi come il Portogallo, chi ne ha troppi che non rendono come la Germania. Chi è sotto programma e review in corso, come Grecia e Cipro. Chi invece ha esattamente quel che serve, come l’Italia. I titoli di Stato italiani “eligible” per il Qe centrano il mirino.

L’Italia, con i suoi 1.200 miliardi e più di titoli di Stato acquistabili dalla Bce tutti con rendimenti sopra il livello minimo tollerato del -0,20%, in base alle indicazioni emerse ieri, per quanto scarse, si presenta come uno dei candidati meno problematici per il nuovo quantitative easing esteso ai bond pubblici. L’Eurosistema, tramite anche la Banca d’Italia, potrà comprare BTp, CcTeu e Buoni indicizzati all’inflazione, con via residua compresa tra 2 e 30 anni, senza doversi preoccupare dello sforamento della soglia del rendimento minimo (la remunerazione negativa sui depositi presso la Bce), senza dover integrare forzatamente gli acquisti con chissà quali altri bond, e senza sottostare al pericolo – incombente in altri segmenti – di alterare troppo i prezzi, di creare forti distorsioni a causa della scarsità dei titoli in circolazione. La Bce si è data ieri ampi margini di flessibilità, ma sulla carta almeno i BTp si presentano con le carte in regola del candidato ideale.
L’enorme fardello di debito pubblico da 2.134 miliardi a fine 2014, che è un elemento negativo per il rischio-Paese e che va ridotto rispetto al Pil, almeno da un punto di vista tecnico nel caso del QE può rappresentare per certi versi un vantaggio: il fatto che gli acquisti per la quota italiana saranno concentrati sui titoli di Stato, con poca o nulla dispersione, potrebbe favorire un calo più veloce del rendimento degli stessi, contribuendo così a ridurre la frammentazione tra Stati core e periferici. A differenza di Germania, Francia e Spagna, le cui grandi “casse” sono emerse ieri nella rosa degli emittenti “agencies” candidabili per il QE, i bond della Cassa depositi e prestiti sono risultati esclusi. La Cdp non è un enorme emettente di bond, come la Kfw. Tuttavia tra le agencies che rientrano nel QE ci sono anche la francese Cades e la spagnola Ico. Questa però al momento è una prima lista: non è da escludersi che la Cdp diventi “eligible”, con i suoi bond acquistabili nel QE, in occasione del consiglio direttivo della Bce del 15 aprile (data indicata ieri dalla Bce stessa) quando dovrebbe essere messa a punto una seconda lista di candidati di natura agency pubblica.
La quota dei titoli di Stato italiani in circolazione e acquistabili nel QE, stimata dagli addetti ai lavori superiore ai 1.200 miliardi, è effettivamente molto ampia e da sola basta a coprire il rischio-Italia di natura pubblica nel programma: lo stesso presidente della Bce Mario Draghi ha sorriso ieri nel ricordare che fino a poco tempo fa i debiti pubblici erano troppo elevati mentre alla vigilia del QE i traders si preoccupano domandandosi se i titoli di Stato in circolazione saranno sufficienti. Pur tenendo conto del limite della capital key (partecipazione al capitale BCE), al tetto del 25% sulle singole emissioni e al limite del 33% sul singolo debitore, il bacino dal quale la Bce potrà andare a “pescare” per il QE sull’Italia resta molto esteso: Citi Research stima che nell’arco del periodo del QE, e dei 1.140 miliardi di acquisti indicati per ora fino al settembre 2016, la Bce comprerà titoli di Stato italiani per 147 miliardi in 19 mesi pari a 7,7 miliardi al mese. Traders e investitori sono rimasti delusi ieri: hanno aspettato invano nella speranza di sapere come e in che periodo la Bce rispetterà le soglie prefissate (25% del capital key, 33% del singolo emittente e 25% della singola emissione) e come spalmerà gli acquisti lungo la curva dei rendimenti. I traders prevedono un appiattimento ulteriore della curva, in quanto i titoli con scadenze extra-lunghe sono anche quelli con meno flottante.
I margini di flessibilità sono rimasti ampi. Tanto che gli operatori finanziari non hanno escluso l’ipotesi di una modifica al ribasso della remunerazione delle deposit facilities, nel corso del QE, proprio per aumentare l’entità dei titoli “eligible” dei Paesi core. Un altro punto interrogativo, che per ora rimane senza risposta, è quello della facoltà in casi eccezionali di poter estendere gli acquisti del QE ai titoli di debito di emittenti non finanziari: non solo i covered bond e le Abs delle banche, dunque. Forse anche le obbligazioni societarie: ma questa eventualità non riguarda per ora l’Italia in quanto i titoli di Stato viaggiano con rendimenti ben lontani dalla soglia minima negativa.
L’avvio del QE il prossimo lunedì metterà subito alla prova le aste del Tesoro: anche se gli acquisti del QE non verranno fatti direttamente in asta (perché questo equivale a finanziamento diretto degli Stati) ma solo sul secondario, gli operatori prevedono un impatto importante sulle aste anche in virtù delle emissioni nette (al netto dei titoli in scadenza). Il Tesoro la prossima settimana emetterà titoli acquistabili dalla Bce:?BTp a tre anni e forse anche a sette e 15 anni.
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