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La Bce eroga 1.300 miliardi. Oltre 200 alle banche italiane

Hanno fatto il pieno, come era prevedibile. Sono 1.308 i miliardi di euro che la Banca centrale europea ha assegnato ieri a 742 istituti di credito dell’Eurozona attraverso la quarta asta di rifinanziamento Tltro-3, che rappresenta di gran lunga l’operazione di questo genere con maggior portata nella storia dell’Eurotower. L’esito era appunto atteso, al punto che Isabel Schnabel – membro del Consiglio direttivo Bce – aveva una settimana fa azzardato una previsione che collocava l’ammontare complessivo addirittura attorno ai 1.400 miliardi.

Non si è arrivati a tanto, ma il livello raggiunto ieri vale oltre il doppio rispetto al precedente «record» per le operazioni a lungo termine (Long term refinancing operation, Ltro), che risaliva ormai al marzo del 2012 con 530 miliardi. Una conseguenza del fatto che stavolta le condizioni erano davvero convenienti per le banche, proprio per spingerle a girare poi quel denaro al sostegno dell’economia reale, sotto forma di prestiti a famiglie e imprese, per contrastare gli effetti di Covid-19 .

Sulla carta le operazioni con scadenza triennale sono infatti targeted, vincolate cioè alla concessione di credito, e questa di giugno era la prima a incorporare l’allentamento dei requisiti annunciato a marzo. In cambio dei fondi richiesti le banche potranno «pagare» per il primo anno un tasso di interesse fino a -1%, inferiore cioè di 50 punti base a quello sui depositi, che già è negativo per lo 0,50%: in pratica ricevono indietro denaro con l’unica condizione di mantenere almeno invariato l’ammontare di prestiti alla clientela. Ma non basta, perché a marzo la Bce ha esteso le possibilità per le banche, permettendo loro di richiedere fino al 50% (in precedenza era il 30%) dell’ammontare dei prestiti in essere, con una mossa che aumenta la gittata potenziale delle Tltro a oltre 2800 miliardi.

Per questo era facile pronosticare una rincorsa al «bancomat» Bce, anche se non tutto il denaro dispensato può essere considerato liquidità aggiuntiva per il sistema. In questi giorni giunge infatti a scadenza una serie di operazioni legate ai precedenti programmi Tltro-2 e Tltro-3 e anche le operazioni «ponte» create a marzo per permettere agli istituti di credito di traguardare proprio questa prima asta della serie. Si tratta di una cifra complessiva vicina a 760 miliardi di euro, che porta quindi intorno a 550 miliardi l’ammontare di «risorse fresche» dispensate.

Una buona fetta, come in passato, finirà nel nostro Paese: in base a un sondaggio de Il Sole 24 Ore fra i principali istituti di credito italiani la cifra potrebbe anche raggiungere e superare stavolta i 200 miliardi. La parte del leone spetta a UniCredit (con 94,3 miliardi totali richiesti, assegnati per 51,3 miliardi alla Spa italiana, per 25,7 miliardi alla tedesca UniCredit Bank Ag, per 15,4 miliardi all’austriaca UniCredit Bank Austria e per ulteriori 1,9 miliardi alle altre banche europee del gruppo) e Intesa Sanpaolo (35,8 miliardi, che porteranno il totale delle Tltro 3 cui il gruppo ha partecipato a 70,9 miliardi). Ma un ruolo di rilievo lo hanno giocato anche Banco Bpm (22 miliardi), Bper (14 miliardi) e Ubi (12 miliardi), arrivando tutte vicine a raggiungere l’importo massimo richiedibile, che per l’Italia nel complesso arriva a 468 miliardi.

L’auspicio è che la montagna di denaro «sia effettivamente utilizzata per sostenere le attività di finanziamento o quantomeno per evitare una potenziale dannosa loro contrazione», si augura Didier Saint-Georges, membro del comitato strategico di investimento Carmignac, che però sottolinea anche altri aspetti: i vantaggi che le stesse banche possono ottenere indirettamente spuntando rendimenti più bassi quando emettono a loro volta nuove obbligazioni e soprattutto «la possibilità di avvalersi di finanziamenti a basso costo per acquistare attività che garantiscono rendimenti con rischi di credito limitati, come titoli a breve dei Paesi periferici, sui quali anche per questo abbiamo una posizione costruttiva».

La possibilità di utilizzare queste operazioni per il cosiddetto carry trade come in passato non è teoricamente esclusa dal vincolo alla concessione di credito, ma almeno nell’immediato non è da escludere del tutto. Il fatto che le richieste siano state così rilevanti è in sé «positivo per i tassi a breve termine, in particolare quelli dei BTp che offrono una buona opportunità per parcheggiare la liquidità», conferma UniCredit Research, che avanza però anche due elementi di cautela: «l’utilizzo molto ampio è legato alla forte richiesta da parte delle banche dei Paesi “core”, generalmente meno inclini a comprare titoli della “periferia”, inoltre le italiane sono state forti acquirenti di BTp negli ultimi tre mesi e il loro appetito è ora probabilmente più limitato». Intanto però ieri il decennale italiano è sceso all’1,35%, rendimento che non si vedeva da marzo: anche questo, forse , un effetto collaterale della Tltro.

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