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«La Bce è pronta, tocca ai governi»

LUBIANA — «La Bce ha fatto tutto il possibile, ed è pronta ad attivare il programma di acquisti di titoli di stato Omt (Outright monetary transactions)», ha annunciato ieri il presidente della Bce Mario Draghi, spiegando che l’attivazione del piano consentirebbe di fornire, con le appropriate condizioni, «una piena ed effettiva rete di protezione, per evitare scenari distruttivi, che possono potenzialmente mettere in dubbio in modo severo la stabilità dei prezzi nell’area euro». Tuttavia, ora «tocca ai governi decidere che cosa fare, perché si tratta del danaro dei contribuenti», ha concluso Draghi ieri durante la conferenza stampa al termine della riunione del Consiglio direttivo tenuta a Brdo, presso Lubiana (Slovenia). Un passo giudicato necessario, in quanto, pur dicendosi soddisfatto dei «progressi notevoli» compiuti nel consolidamento dei bilanci, e nelle riforme, il presidente della Bce ha messo anche in guardia dal fatto che «i progressi sono ancora vulnerabili», e i governi devono proseguire sulla via del consolidamento fiscale, delle riforme e nel riparare i bilanci delle banche.
Secondo gli operatori, le parole di Draghi erano un invito alla Spagna, diretto a richiedere l’aiuto necessario a far scattare l’intervento della Bce, per arginare la frammentazione dei mercati e il materializzarsi di scenari distruttivi, senza tuttavia specificare quale tipo di aiuto potrebbe essere richiesto. Tuttavia, riguardo ai dubbi emersi in questi giorni in Germania, il presidente della Bce ha ribadito che la condizionalità è una parte essenziale del piano di acquisti Omt, che contribuirà a «ridurre l’azzardo morale, a spingere i Paesi a fare le riforme e a proteggere l’indipendenza della Banca centrale». Condizionare gli interventi di sostegno a degli impegni da parte dei governi beneficiati, secondo Draghi, è un incentivo per mantenere «alta la pressione» sulle politiche economiche. Il banchiere centrale ha aggiunto che il piano d’acquisti «non sarà attivato mentre un determinato programma è sotto revisione. E sarà ripreso al termine del periodo di revisione, una volta che il rispetto del programma è stato assicurato».
Secondo Draghi, l’annuncio del piano anti-spread ha contribuito ad alleggerire le tensioni finanziare, insieme ai notevoli progressi compiuti per esempio in Portogallo e Spagna — la quale ha anche «completato quasi il 90% del suo programma di finanziamento» — mentre l’Italia ha «considerevoli afflussi di depositi bancari» e nel frattempo si sono «stabilizzati» anche gli squilibri all’interno di Eurolandia, visibili sul sistema dei pagamenti «Target 2», che è particolarmente al centro delle critiche in Germania.
Nel frattempo rimangono elevati i timori di una frammentazione dei mercati finanziari europei, e aumenta la necessità che i Paesi in difficoltà recuperino competitività, anche per evitare un ulteriore rallentamento della crescita, prevista «debole» per quest’anno. Mentre l’inflazione si manterrà nel 2012 al di sopra del 2%, per ridiscendere sotto il target del 2% nel corso dell’anno prossimo. Con il leggero aumento del caro-prezzi a quota 2,7% in settembre, i banchieri centrali europei, lasciando invariati i tassi di interesse allo 0,75%, «non hanno discusso» una riduzione del costo del denaro, prevista finora dai mercati entro la fine di dicembre. Invece, sulle divergenze del capo della Bundesbank Jens Weidmann sul piano anti-spread Draghi è rimasto abbottonato, dicendo soltanto che «c’è stata una discussione costruttiva». Mentre nel duello in atto, secondo il quotidiano Wall Street Journal, l’ex governatore di Bankitalia esce finora in vantaggio, perché «i mercati ascoltano Draghi».
Ma l’incertezza sulle mosse della Spagna ieri ha frenato i mercati. Quelli borsistici hanno chiuso di poco superiori alla parità — con Milano in lieve calo dello 0,15% — mentre lo spread fra Btp e Bund è leggermente aumentato, a quota 369 punti, con i rendimenti al 5,14%, mentre si è allargato il differenziale tra Bonos spagnoli e Bund, a quota 446 punti base. Tuttavia in mattinata un’asta di titoli a due e cinque anni si era conclusa con una domanda doppia rispetto all’offerta di circa 4 miliardi e con una forte riduzione dei rendimenti sui bond biennali e quinquennali. Dopodiché da Londra il ministro delle Finanze spagnolo Luis de Guindos ha assicurato che la Spagna «non ha alcun bisogno di un piano di salvataggio». E ha spiegato che la «proposta» della Bce di un intervento sul mercato secondario del debito prevede «condizionalità» che la Spagna deve comunque affrontare per tagliare il deficit secondo quanto previsto dal semestre europeo.
Nel frattempo, per risolvere l’impasse, le capitali europee starebbero studiando un piano per arginare il contagio, secondo il quale il fondo salva Stati Esm garantirebbe il 20-30% di nuovi titoli emessi dalla Spagna, puntando a salvare Madrid senza usare tutte le risorse del fondo, evitando al contempo un contagio all’Italia.

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