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La Bce e il costo per i soci delle valutazioni

Prima Vicenza ora Veneto Banca. Le due grandi popolari gemelle, non quotate, del Nord Est rompono gli indugi e scelgono la via della Spa e della Borsa. Una svolta epocale che mette fine a decenni di governo monarchico di Zonin e Consoli e porta le due banche a confrontarsi con il mercato. Cosa buona e giusta che renderà finalmente trasparenti i processi di valutazione delle azioni. Quelle azioni, sia di Vicenza che di Veneto Banca, che per tutti i lunghi anni della crisi avevano mantenuto inalterato il loro valore, mentre crollavano i prezzi per tutte le banche quotate a seguito della caduta della redditività. Vicenza e Veneto Banca parevano immuni alla crisi bancaria del Paese. Era solo un’illusione ottica. Pochi mesi fa le due Popolari hanno dovuto arrendersi all’evidenza, pressate anche dalla nuova Vigilanza bancaria europea. E insieme hanno tagliato il valore delle loro azioni del 23% in un colpo solo. Una mossa inevitabile dato che Vicenza ha chiuso l’ultimo bilancio con 760 milioni di perdite e l’istituto di Montebelluna ha presentato ai soci un conto in rosso per 970 milioni. Un taglio che ha visto bruciare nello spazio di una giornata 2,4 miliardi di valore. Un falò pagato per 1,3 miliardi dai 117mila soci della banca di Zonin e per 1,1 miliardi dai 90 mila soci di Veneto Banca. Spazzate via le speranze degli storici soci-clienti che avevano confidato nella solidità delle loro banche locali, con i due Cda che si autoassegnavano il prezzo. Un modo per tenere vicini a sè quei clienti convinti di avere fatto un investimento a basso rischio dato che il prezzo continuava anno su anno a salire. Un modo per le due banche per far crescere patrimonio, insieme alla crescita degli impieghi. Quel gioco vizioso si è ormai rotto. Impossibile non svalutare titoli per le due banche che avevano da tempo visto erodere la redditività e che cumulavano crediti malati in modo vistoso, tanto da dover effettuare profonde svalutazione l’anno scorso. Questa è ormai storia vecchia, ma il rischio è che la strada per la Borsa, di per sè un fatto positivo che aumenta appetibilità e trasparenza, si riveli un nuovo doloroso colpo per i 200mila soci storici delle due banche. Il problema infatti è che, nonostante il taglio di un quarto del valore dei titoli operato pochi mesi fa, i 200mila soci delle due popolari venete hanno tuttora in mano azioni sopravvalutate rispetto agli attuali valori di mercato. Le azioni (48 euro per Vicenza e 30,5 euro per Veneto) rappresentano infatti 1,2 volte il patrimonio netto delle due banche. Valori sideralmente alti rispetto a multipli sul patrimonio netto della media delle banche quotate che sono di circa 0,8 volte. Ovvio che lo sbarco sul mercato dovrà avvenire a ridosso di questi multipli. Il che significa che i vecchi soci rischiano di vedere sgonfiare il valore dei titoli di un altro 30% dopo il taglio già subito. Non solo ma ambedue andranno incontro a nuovi aumenti di capitale. Rischia di essere pesante quello di Vicenza dopo le ispezioni della Bce. Fitch che ha messo in watch negativo la banca si attende «perdite significative» che dovrebbero già comparire nella semestrale di fine agosto. Nuovi soldi freschi saranno chiesti dalla banca di Zonin. Occorrerà vedere se i prezzi del nuovo aumento consentiranno di mediare i valori di carico delle azioni Vicenza. Starà agli advisor trovare qualche tecnicalità che mitighi il sacrificio che la Borsa finirà per imporre ai vecchi soci. 
Chi potrebbe invece fare un affare saranno i nuovi investitori (fondi, gestori istituzionali) che avranno quanto meno la certezza di comprare a valori in linea coni fondamentali e il mercato.

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