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«La Bce dovrà svoltare, i tassi negativi non hanno più senso»

«Il 2017 rappresenterà la svolta per le politiche monetarie. Negli Stati Uniti la Fed sta già alzando i tassi, e in Europa l’incremento dell’inflazione aumenterà le pressioni sulla Bce. Ormai non esistono più ragioni per tenere i tassi sui depositi in negativo: per avere banche solide bisogna aumentare la loro redditività, e questo non è possibile con tassi ancora in negativo». Klaus Kaldemorgen, Head of Multi Asset Total Return Team di Deutsche Asset Management e Fund Manager del Deutsche Concept Kaldemorgen, ne è convinto: la politica monetaria della Banca centrale europea è destinata presto o tardi a virare. O comunque ad abbandonare le sue punte più espansive, come i tassi negativi sui depositi. Kaldemorgen riassume, alla vigilia del meeting della Bce di giovedì, il pensiero di molti economisti e investitori. E descrive, in questa intervista, i possibili impatti sulle banche, sui mercati, sui Governi e sull’Europa.

È vero che gli ultimi dati sull’inflazione europea segnalano un forte incremento. Ma questo è dovuto in parte al prezzo del petrolio e al gelo che ha distrutto molte coltivazioni. Il presidente Draghi ha sempre detto che per cambiare rotta nella politica monetaria servono segnali più stabili e soprattutto generali in Europa. Cosa le fa pensare che la svolta sia così vicina?
Un conto è mantenere la politica monetaria espansiva. Si può discutere se servano o meno i tassi a zero e il quantitative easing. Altro conto è mantenere i tassi negativi sui depositi. Così si creano ormai danni e non c’è più ragione perché permangano. Con questo livello di tassi le banche europee non sono competitive nel mondo: di sicuro la strategia della Bce non mira a indebolire gli istituti di credito dell’intera Europa.

Draghi dice sempre che le banche sono deboli per altri motivi.
Vero, nessuno dice di no. Ma in questo contesto tassi di interesse negativi non sono un sostegno.

La politica monetaria deve tenere conto di due problemi. Il primo è che ci sono molti Paesi europei ancora deboli. Il secondo è che in Europa, soprattutto quest’anno, c’è un forte rischio politico. Non crede che questo debba suggerire cautela alla Bce?
È chiaro che la politica della Bce debba andare bene per tutti e anche sostenere i Paesi più deboli. Ma questo obiettivo può essere raggiunto in vari modi: per esempio sfruttando la flessibilità già esistente nella regola dei «capital keys», in modo da permettere alla Bce di acquistare più titoli dei Paesi deboli che titoli dei Paesi forti. La Bce non deve tollerare spread elevati tra titoli di Stato. Ma, ripeto, questo obiettivo non si raggiunge con i tassi negativi. E comunque io credo che sia arrivato il momento perché i Governi ripensino, in senso più espansivo, le politiche fiscali. Non è sano proseguire con l’austerità. Anche questo potrebbe aiutare a ridurre le differenze tra i Paesi forti e quelli deboli.

Supponiamo che la Bce svolti davvero quest’anno. Che impatto ci sarà sui mercati?
Beh, le banche potrebbero avere un effetto benefico in Borsa. Noi abbiamo sovrappesato le banche e le assicurazioni europee dal quarto trimestre del 2016, proprio sull’aspettativa che una svolta nella politica monetaria sia alle porte.

E nel resto delle Borse? Non crede che, almeno negli Usa, abbiano corso troppo?
In generale penso che i mercati azionari siano più attraenti in Europa che in Usa. Negli Stati Uniti le stime sulla crescita economica sono esagerate, in Europa invece sono esagerate le preoccupazioni. Non so se Trump avrà davvero il «tocco magico» che il mercato si aspetta: io sinceramente ne dubito. Invece le Borse europee nel 2017 devono far fronte al rischio politico.

Questo è un rischio che esiste.
Sì, ma la Borsa esagera. È comunque importante per i mercati che Marine Le Pen non vinca le elezioni.

Esiste però un rischio politico anche negli Usa. I mercati sembrano guardare solo al lato positivo della politica annunciata da Trump (il taglio delle tasse), ma non si soffermano sul lato oscuro (il protezionismo). Crede che a Wall Street ci sia troppo ottimismo?
Diciamo che Wall Street percepisce rischi troppo bassi. La politica di Trump potrebbe invece deludere. Il presidente Usa dovrà scontrarsi con la realtà politica: i rischi ci sono.

Morya Longo

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