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La Bce detta la linea per le fusioni

Le banche europee significative sono solide, nel complesso «soddisfano i requisiti e gli orientamenti di capitale» e sono «adeguatamente patrimonializzate», hanno fatto progressi significativi nella qualità degli attivi e in cinque anni hanno pressochè dimezzato 1000 miliardi di NPls e hanno anche raggiunto «una buona posizione di liquidità». Ma a livello aggregato i 109 enti creditizi vigilati direttamente dalla Bce ed esaminati dallo Srep 2019 soffrono per il «deterioramento della governance interna», dato dall’aumento di «rischi operativi, di condotta, informatici e cibernetici» mentre la redditività resta bassa. Queste carenze sono tali da «preoccupare» l’Ssm che quest’anno si è dato la priorità «di valutare la futura capacità di tenuta delle banche e la sostenibilità dei loro modelli imprenditoriali», «intensificando la pressione – sul management – per attuare le misure correttive». Cosa fare? Management e board ora più competenti, più capaci e con più lungimiranza, modelli di business migliori, efficienza nei costi, investimenti adeguati in IT e digitalizzazione. Cosa auspicare? Consolidamento a livello domestico, fusioni e acquisizioni transfrontaliere.

È questa l’ampia panoramica, fatta di luci e ombre ma segnata da un chiaro, netto senso di direzione del supervisore unico, emersa ieri dalla pubblicazione dei risultati del processo di revisione e valutazione prudenziale (Supervisory Review and Evaluation Process, in breve “SREP”), il principale strumento di vigilanza della Bce. Lo Srep 2019 che si applica nel 2020 è stato presentato dal presidente del Consiglio di vigilanza della Bce Andrea Enria con due innovazioni: maggiori dettagli rispetto al passato sulla metodologia usata e una novità «assoluta» nella pubblicazione dei requisiti di secondo pilastro individuali di 108 banche sulle 109 esaminate (per arrivare al totale delle 117 vigilate ne mancano 8 tra quelle in arrivo dal Regno Unito per Brexit come JP Morgan, Goldman Sachs, Ubs, mentre per NordLB e Carige il P2R è stato posticipato temporaneamente). Un’altra novità infine è stata preannunciata da Enria e arriverà in corso d’anno: per dissipare i dubbi del mercato, che non credono in un atteggiamento favorevole dell’Ssm nei confronti dell’M&A transfrontaliero, l’organo di vigilanza pubblicherà un documento per chiarire la policy e le metodologie di valutazione nell’M&A. Le banche rinunciano a fusioni e acquisizioni temendo un’asticella molto più alta sul requisito di capitale quando invece l’Ssm, ha assicurato Enria, guarda alla «qualità del business plan e la traiettoria del capitale che dovrà in prospettiva rispettare i requisiti».

Nel complesso, le banche europee vigilate dalla Bce hanno superato l’esame Srep dell’«adeguatezza patrimoniale». Il fabbisogno di capitale infatti si è «stabilizzato»: i requisiti e orientamenti complessivi in termini di capitale primario di classe 1 sul Common Equity Tier 1 (CET1) sono risultati «stabili e invariati» al 10,6% nel 2019 rispetto al 2018. I requisiti patrimoniali di secondo pilastro, fissati dall’autorità di vigilanza per ogni banca, e gli orientamenti non vincolanti di secondo pilastro sono stati pari in media rispettivamente al 2,1% e all’1,5%, invariati rispetto all’anno precedente. Sono salite però a sei (rispetto a una nel 2018) le banche che non rispettano i requisiti complessivi, ovvero gli orientamenti di secondo pilastro. Notevoli i progressi sui crediti deteriorati: quasi dimezzati dal 2014 a fine 2019, da 1000 a 543 miliardi mentre l’incidenza sul totale dei crediti è scesa dall’8% al 3,4 per cento. Enria ha sottolineato che «questo progresso non sarebbe stato raggiunto senza la politica monetaria della Bce di tassi molto bassi e anche negativi» e ha poi gettato un faro indicando in prospettiva l’ulteriore calo del 35% atteso per fine 2021 grazie ai piani di riduzione dei NPLs dalla Bce per le 32 banche con i più alti livelli di crediti deteriorati: dai 279 miliardi nel 2018 ai 222 nel 2019, 176 nel 2020 è previsto che scenderanno a quota 143 miliardi nel 2021. «Il loro piano è di ridurre gli Npl di un ulteriore 35% nei prossimi due anni», ha messo in chiaro Enria, secondo il quale il progresso in tal senso delle banche italiane è stato «molto significativo» ma gli ammontari sono ancora alti.

La principale enfasi Enria l’ha messa ieri su governance interna e bassa redditività: «Le principali preoccupazioni sul piano della vigilanza sono state riscontrate nell’area della governance interna» mentre «l’aspetto critico fondamentale dal punto di vista prudenziale della bassa redditività delle banche europee, con molte che non riescono a coprire il costo del capitale». «La nostra fonte di preoccupazione è soprattutto la governance – ha rincarato Enria – perché una governance debole può essere causa di molti altri problemi». Il rischio operativo nello Srep 2019 è peggiore rispetto al 2018 e «la maggior parte delle perdite operative deriva dal rischio di condotta, che spesso può essere fortemente collegato a problemi di governance». Il deterioramento dei punteggi delle banche relativi al rischio operativo si è riflesso nell’aumento dei rischi informatici e cibernetici. «Nel 2020 continueremo quindi a prestare particolare attenzione a questi rischi, dedicando ispezioni in loco», ha ammonito Enria, definendo tra l’altro «un caos» le diverse normative sulla nomina dei membri del Board «fit-and-proper».

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