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La Bce ha deciso Mps non può ballare da sola

La cruna sottile per salvare Mps e darla al primo che passa (Unicredit?) vuole che il cda stimi oggi «il fabbisogno patrimoniale coerente con le ipotesi del piano strategico», come da nota del 3 dicembre. Si alludeva al piano “solitario” redatto dall’ad Guido Bastianini con l’ausilio di Oliver Wyman. Ma la speranza di navigare liberi, cullata dal banchiere e dai M5S che lo vollero, è ridotta a lume.

La Bce da giorni avrebbe, infatti, intensificato la suasion su Mps, e chiarito che lo Stato non può sborsare la sua quota di fabbisogno (il 64% dei circa 2,5 miliardi da trovare entro gennaio) senza una contestuale fusione con altra banca.
Il Tesoro, deciso a rispettare gli impegni 2017, vuole così evitare il voto sull’emendamento M5s che limita da 3 miliardi a 500 milioni i benefici che la Finanziaria assegna a chi rilevi Mps. E che, se passasse, farebbe cestinare a Unicredit il dossier aperto da luglio. Tutto torna ancora nelle mani di Palazzo Chigi, che già a ottobre, al bivio tra la Mps riprivatizzata (Pd) e quella pubblica sine die (M5s), scelse dopo qualche palleggio la prima opzione, e firmò il decreto di vendita. Dalla scelta discenderanno anche gli esuberi, che fanno fremere anche i sindacati: anche perché si stimano da 3 a 6 mila secondo le “sinergie”.
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