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La Bce ha deciso di allungare il Qe senza unanimità

Diviso al suo interno, il consiglio della Banca centrale europea ha optato il mese scorso per allungare lo stimolo monetario per 9 mesi, seppure per importi ridotti, per far fronte alla possibile turbolenza derivante quest’anno da shock politici. Il resoconto della riunione del 19 dicembre ha rivelato che i 25 membri del consiglio hanno alla fine deciso che la Bce doveva restare presente sui mercati obbligazionari in un anno in cui «potrebbe facilmente emergere volatilità, collegata soprattutto a shock generati dalla situazione politica». Nel 2017 si terranno nell’Eurozona elezioni in Francia, Olanda e Germania e sono ancora incerte le conseguenze economiche delle sorprese elettorali del 2016, il voto britannico a favore di Brexit e la vittoria di Donald Trump alle presidenziali Usa.
Il consiglio non ha raggiunto l’unanimità e dalle minute trapela una discussione vivace. Anche se in larga parte il consiglio ha condiviso la valutazione secondo cui «lo scenario di un graduale miglioramento dell’inflazione dipende tuttora, in misura considerevole, dal sostegno della politica monetaria accomodante», sono emerse divergenze sulle due opzioni presentate dal capo economista Peter Praet: l’estensione, rispetto alla scadenza originaria di marzo 2017, del programma di acquisto titoli (il Qe) per sei mesi a 80 miliardi di euro mensili o per nove mesi a 60 miliardi. Alla fine, ha prevalso la seconda ipotesi, ma qualche consigliere aveva suggerito anche di prolungare il Qe di 12 mesi, mentre altri erano a favore di 60 miliardi per sei mesi. Una minoranza, di cui è noto che fa parte il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, non ha sostenuto alcuna delle opzioni, alla luce del proprio «ben noto scetticismo» sul Qe.
La decisione finale, osservano le minute, «è stata vista come il raggiungimento dell’equilibrio tra fornire un segnale di fiducia e la necessità di mantenere la stabilità in un ambiente incerto, e al tempo stesso ha il chiaro merito in termini di flessibilità di rispondere a circostanze avverse e salvaguardare la fattibilità operativa». Nei mesi scorsi si erano diffusi timori che, al ritmo di 80 miliardi di euro al mese, la Bce potesse trovarsi già nel corso del 2017 a corto di bond da comprare e anche per questo ha dicembre ha ampliato i titoli acquistabili al debito sotto i 2 anni.
Dopo la riunione di dicembre, l’inflazione nell’Eurozona ha registrato una accelerazione all’1,1%, per effetto soprattutto dell’aumento del prezzo del petrolio, ma l’inflazione di base, depurata dei componenti più volatili, come appunto energia e alimentari, resta quasi piatta, al di sotto dell’1 percento. L’obiettivo della Bce è di stare «sotto, ma vicino al 2%» e, secondo le previsioni degli economisti della banca, non ci si avvicinerà prima del 2019. Questo ha provocato, soprattutto in Germania, nuovi appelli a una politica monetaria meno accomodante e a un’uscita dal Qe, ma alla riunione della prossima settimana il consiglio con ogni probabilità non procederà a nuove modifiche. Per ora, come ha detto il presidente Mario Draghi, la Bce prevede solo di poter aumentare nuovamente il Qe se la situazione dovesse peggiorare di nuovo.

Alessandro Merli

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