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La Bce dà il via all’acquisto di titoli

La Banca centrale europea inizierà già questo mese gli acquisti di obbligazioni bancarie garantite e entro la fine dell’anno quelli di attività cartolarizzate nel tentativo di fare risalire l’inflazione verso l’obiettivo del 2 per cento. Il presidente della Bce, Mario Draghi, non ha tuttavia indicato l’importo degli acquisti, che, insieme alle operazioni di finanziamento alle banche mirate alla concessione di prestiti all’economia reale (Tltro) puntano a riattivare il credito nell’Eurozona, che continua a contrarsi. Draghi ha ricordato che i tassi d’interesse sono ormai a zero e che le banche devono trasferire questo vantaggio a imprese e famiglie, il che sta avvenendo solo in modo troppo lento. La politica monetaria deve però essere affiancata, ha affermato in un messaggio rivolto «non solo all’Italia», da altre condizioni: un ambiente che crei fiducia nel futuro e quindi favorevole all’attività d’impresa, meno tasse, meno spesa pubblica, riforme dei mercati dei prodotti e del lavoro, certezze sulla finanza pubblica. «L’incertezza sui mercati finanziari è sparita, ma non quella sull’economia reale», ha detto.
Il consiglio darà qualche mese di tempo alle misure annunciate a settembre e i cui dettagli sono stati pubblicati ieri, per dispiegare i propri effetti, ma «è pronto» a ulteriori interventi non convenzionali. Anche se Draghi ha ribadito che l’impegno del consiglio è unanime, è chiaro che questo, se dovesse comportare l’acquisto di titoli pubblici, provocherebbe non solo l’opposizione della Bundesbank, ma anche violentissime polemiche e azioni legali in Germania e quasi certamente non otterrebbe, come in passato, l’avallo del Governo tedesco.
Con l’inflazione allo 0,3% e le aspettative a medio termine, l’indicatore più seguito dalla Bce, in netto calo, Draghi ha riconosciuto che l’inflazione resterà bassa per diversi mesi e risalirà solo gradualmente nel 2015 e nel 2016. Un periodo prolungato di inflazione troppo bassa è dannoso, ha ripetuto il presidente della Bce. Dopo il calo dei prezzi energetici e alimentari e l’apprezzamento del cambio, a spingere al ribasso l’inflazione è ora l’alta disoccupazione nell’Eurozona e la mancanza di domanda. La ripresa resta «debole, fragile e diseguale», ha sostenuto Draghi, e i rischi restano al ribasso a causa dell’indebolimento della dinamica della crescita e dei fattori geopolitici. A favore dell’Eurozona gioca solo per ora il deprezzamento dell’euro, per il quale dovrebbe continuare a giocare, ha osservato Draghi, la «significativa e crescente» differenza fra la politica monetaria della Bce, in continuo allentamento, e della Federal Reserve, la cui azione di stimolo è alla fine.
Draghi si è trovato nell’insolita posizione di dichiararsi comprensivo sia delle ragioni della protesta (una manifestazione di un paio di migliaia di persone ha cercato di raggiungere il Museo di Capodimonte, dove era riunito il consiglio), a causa della debolezza della situazione in Italia – anche se ha detto che la Bce non è colpevole, avendo fatto molto negli ultimi anni – sia di quelle dell’euroscetticismo, causato in alcuni Paesi dall’alta disoccupazione e da una recessione che «sembra non finire mai», in altri dall’idea che si sta pagando per tutti gli altri. Ma chi è chiamato a fare riforme strutturali e aggiustamento fiscale dovrebbe farli lo stesso, o forse in misura maggiore, anche senza l’euro, ha detto.
La politica europea ha occupato uno spazio importante nella conferenza stampa. Draghi ha sottolineato che ogni attore deve fare la propria parte: la politica monetaria è efficace solo se affiancata da quella fiscale e dalle riforme strutturali, che sono compito dei governi. Sul primo punto, il presidente della Bce ha sostenuto che il Patto di stabilità deve rimanere l’àncora della fiducia, ma che si possono usare i margini di flessibilità già contenuti in esso. Ha ricordato alla Francia, che ha annunciato di voler metter fine all’austerità, che il suo progetto di bilancio verrà sottoposto all’esame europeo a novembre e l’ha richiamata al rispetto delle regole, ma si è detto fiducioso che il Governo di Parigi metterà in atto le riforme da tempo annunciate. Ha però anche ribadito che i Paesi che hanno spazio in bilancio, leggasi la Germania, devono attuare più investimenti pubblici.

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