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La Bce dà il via al rally del credito

«La Banca centrale europea è pronta a rivedere la politica monetaria a marzo». È?bastata questa frase a rimettere in riga i mercati europei, dopo un avvio d’anno shock con ribassi diffusi e a doppia cifra. Ma almeno per questa volta non è vero che – come diceva l’ex governatore della Federal Reserve Ben Bernanke – la politica monetaria si fa per il 98% con le parole. Gli investitori adesso si aspettano i fatti, si aspettano che la Bce a marzo – salvo improbabili previsioni al rialzo dell’inflazione – tagli il tasso sui depositi da -0,3% a -0,4% e, soprattutto, aumenti l’importo destinato a comprare sui mercati ogni mese titoli di Stato e asset privati dagli attuali 60 miliardi ad almeno 80. È stato in fin dei conti per questo motivo che a dicembre i mercati hanno iniziato a scendere, allora delusi proprio dalla mini-manovra annunciata dalla Bce (che in quell’occasione si è limitata ad aumentare il periodo temporale degli acquisti, da settembre 2016 a marzo 2017 ma non ha ritoccato l’importo).
Draghi ieri non ha solo aumentato le aspettative sul turbo-Qe ma ha anche rassicurato il settore bancario. «Alle banche europee e italiane la vigilanza Bce non farà richieste di nuovi accantonamenti né di raccolta di nuovo capitale». Parole molto significative che hanno gettato acqua sul fuoco e hanno spinto le quotazioni dei titoli bancari a Piazza Affari. Banca Mps – che già correva in mattinata dopo le parole del premier Renzi nell’intervista al Sole 24 Ore giudicando il titolo Mps «a sconto» e il sistema bancario italiano «solido» – ha accelerato, come tutti gli altri bancari, dopo l’intervento di Draghi. Le azioni dell’istituto senese sono balzate in chiusura del 43%. Balzo anche per Carige (+30%), titolo su cui si guarda anche alle mosse degli azionisti. Rialzo a doppia cifra anche per Bper e Banco popolare. In forte recupero anche UniCredit (+7,93%), Ubi (+5,69%), Intesa Sanpaolo (+4,88%).
È finalmente tornato il sereno dopo la tempesta? Da ieri l’umore è certamente migliorato e da ieri gli speculatori sul settore bancario hanno meno punti di incertezza su cui andare ad affondare la lama. Ma il nodo cruciale passa ora dalla creazione effettiva di una bad bank italiana dove far confluire i 350 miliardi di crediti malati in pancia agli istituti. Anche l’andamento dello spread BTp-Bund dimostra che la volatilità resta alta. Durante il discorso di Draghi il differenziale è sceso sotto i 100 punti per poi ritornare in area 110 sul finale di seduta (il rendimento del BTp decennale a fine giornata è risalito di due punti all’1,56%).
Se, come ci si augura, la turbolenza che ha colpito in particolare Piazza Affari con le banche sotto attacco pare destinata a diminuire nelle prossime giornate, non bisogna dimenticare che sui mercati finanziari globali restano ancora aperte le questioni petrolio e Cina. Ieri Brent e Wti sono rimbalzati di circa il 5% dai minimi di mercoledì (si veda a pagina 34), ma il petrolio resta comunque un focolaio finanziario e geopolitico non da poco. Così come dalla Cina non arrivano segnali di distensione. La Borsa di Shanghai ha chiuso in calo del 3,23%, mentre Shenzhen ha perso il 4,01%. Questo nonostante la People’s Bank of China abbia immesso altri 400 miliardi di yuan (è la più forte manovra espansiva quotidiana in tre anni).
Va però detto che, al di là di questi fattori esogeni, se i fondamentali contano ancora qualcosa per gli investitori la Borsa di Francoforte vale alle quotazioni attuali 11 volte gli utili attesi dalle aziende quotate. L’indice generale delle Borse europee prezza i prossimi profitti 12 volte, mentre Wall Street 15. I?multipli indicano quindi che le Borse europee non hanno valutazioni eccessive. Non si può quindi parlare di bolla. La bolla invece in questo momento è nell’area emergente e nei bond emessi dalle aziende dell’area quotati in dollari. La continua rivalutazione del biglietto verde ha fatto impennare il debito locale aumentando i rischi di rimborso. Su questo fronte il dollaro non dà tregua. Ieri il rublo ha aggiornato i nuovi minimi storici.

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