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La Bce comprerà anche i bond delle società

 

L’8 giugno la Banca centrale europea inizierà a comprare titoli di imprese sui mercati: è una nuova fase, annunciata in marzo, del Quantitative Easing che l’istituzione guidata da Mario Draghi sta conducendo per cercare di fare crescere l’inflazione e dare più energia all’economia dell’eurozona. Poi, il 22 giugno, effettuerà la prima operazione del nuovo programma di rifinanziamento a lungo termine delle banche, a tassi particolarmente favorevoli, chiamato Tltro II. Diventeranno così operative anche le decisioni più recenti della Bce.

Non avendo posto in essere tutte le misure già deliberate, era poco pensabile che il Consiglio dei governatori, riunito ieri a Vienna invece che a Francoforte come al solito, annunciasse qualcosa di nuovo. Infatti, non l’ha annunciato. Gli acquisti di titoli sui mercati rimangono di 80 miliardi al mese, andranno avanti almeno fino alla primavera 2017 e se sarà necessario anche dopo. I tassi d’interesse restano a zero e quelli sui depositi delle banche presso la Bce negativi dello 0,40%. Prima di fare ulteriori passi, i governatori vogliono capire a che distanza portano quelli già decisi e che ora saranno applicati nella loro totalità. Nella conferenza stampa post riunione, Draghi non ha però mancato di ricordare che «è piuttosto chiaro che non esiteremo ad agire» se ce ne sarà bisogno, cioè se l’inflazione continuerà a essere troppo bassa e a muoversi lentamente verso il target al di «sotto ma vicino al 2%».

A proposito di andamento dei prezzi, Draghi ha spiegato che la Bce ne ha rivisto leggermente al rialzo le previsioni: a marzo si aspettava che nel 2016 fosse dello 0,1%, oggi prevede che sarà dello 0,2%. Invariata invece l’aspettativa per il 2017 e il 2018, rispettivamente a 1,3 e 1,6%. Nei prossimi mesi l’inflazione sarà ancora debole o negativa e riprenderà un po’ nella seconda parte dell’anno. Aumento del costo del petrolio e migliorata congiuntura non si registrano ancora «sui salari e sul meccanismo di formazione dei prezzi, con la possibile eccezione della Germania».

La crescita dell’eurozona dovrebbe invece essere dell’1,6% quest’anno (a marzo era prevista all’1,4%) e dell’1,7% nei due successivi. Modifiche in positivo ma modeste, se si tiene conto che il prezzo del petrolio è salito di oltre il 60% dall’inizio del 2016. Draghi ha infatti commentato che i rischi di peggioramento si sono alleggeriti «anche se per nulla in misura consistente». Nel primo trimestre dell’anno, la crescita è stata sostenuta, ma la previsione è che quella dei secondi tre mesi sarà probabilmente inferiore.

Sulla Grecia, Draghi ha detto che il Consiglio ha ascoltato una presentazione dell’accordo raggiunto dai creditori e delle misure che Atene ha votato nell’ambito del terzo programma di salvataggio. Per decidere se la Bce potrà riprendere ad accettare titoli pubblici ellenici a garanzia dei suoi finanziamenti, si dovrà aspettare una prossima riunione dei governatori. Sul referendum Brexit del 23 giugno, la Bce «è pronta per ogni risultato», ha assicurato Draghi, che annovera l’eventuale uscita del Regno Unito dalla Ue tra i rischi geopolitici che affronta l’Europa. «Regno Unito e Ue si beneficiano a vicenda».

Il presidente della Bce ha anche spiegato che i suoi inviti ai Paesi a fare riforme strutturali non assolvono la sua istituzione dall’operare per esercitare il suo mandato, cioè mantenere un’inflazione stabile nel medio periodo poco sotto al 2%, anche perché «l’inflazione è un fenomeno monetario». Ha però aggiunto che «in presenza di un passo più svelto delle riforme strutturali, le nostre misure mostrerebbero i loro effetti più velocemente». Ha poi detto che, in via generale, la Bce non è dell’opinione di chi (soprattutto i tedeschi) sostiene che la politica monetaria molto accomodante limiti gli incentivi ai governi per fare le riforme: «La disoccupazione è un incentivo più forte» per farle.

Danilo Taino

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