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La Bce compra, ma lo spread sale

«Banca d’Italia si sta muovendo come un elefante sul mercato, non avevo mai visto tanti acquisti di titoli di Stato italiani come stamattina». «Anche noi abbiamo visto acquisti da parte di Bankitalia». Le testimonianze, che arrivano dalle sale operative delle banche “specialiste” in titoli di Stato italiani e da varie altre istituzioni, vanno tutte nella stessa direzione: ieri c’è stato un forte attivismo di Banca d’Italia e Bce sui titoli di Stato italiani.

Ma questi interventi non sono stati sufficienti per contenere l’ondata di vendite e di speculazione: anche ieri i rendimenti sono infatti risaliti e il BTp decennale ha chiuso gli scambi al 2,37% con lo spread sui Bund a 280 punti base. Così oggi sarà anche il Tesoro a scendere in campo per difendersi e cercare di “tagliare le gambe” alla speculazione ribassista: con un’operazione di concambio fino a 4 miliardi, toglierà infatti dal mercato una fetta importante di BTp con scadenza nel luglio del 2022, che sono i titoli più convenienti da usare (in gergo “cheapest to delivery”) per chi specula al ribasso sui nostri BTp brevi attraverso i futures. Se la Bce non basta, insomma, ci prova anche il Tesoro.

Le cause del super-spread

Le vendite sul debito italiano sono in atto da quando è esplosa l’emergenza Coronavirus. Per tanti motivi. Da un lato in una fase globale di riduzione dei rischi, gli investitori vendono tutto ciò che è – appunto – più rischioso. Soprattutto ora che l’Italia è l’epicentro del coronavirus nel Vecchio continente. Dall’altro c’è un’aggravante tecnica: l’Italia è l’unico Paese del Sud Europa che ha un mercato dei titoli di Stato liquido con futures efficienti. Chi vuole coprirsi dai rischi anche diversi da quelli legati all’Italia (per esempio chi ha esposizione su banche spagnole) e trova in quei settori mercati illiquidi, usa i BTp futures come strumenti di compensazione (hedging) dei rischi. I nostri BTp futures fungono insomma anche da “parafulmine” per tutto il Sud Europa.

Da giovedì scorso si è poi aggiunta una motivazione “politica”. Nonostante le successive rassicurazioni, le parole pronunciate dal numero uno della Bce Christine Lagarde («Non siamo qui per chiudere gli spread») continuano ad essere lette dal mercato come un “whatever it takes” al contrario. Questo ha fatto partire (soprattutto da lunedì rivelano gli addetti ai lavori) anche vere e proprie speculazioni ribassiste sui nostri BTp. Soprattutto su quelli brevi.

Mercato sotto pressione

Non è un caso che le pressioni siano forti anche sui titoli di Stato a breve e brevissima scadenza. I titoli con scadenza fino a 3 anni ora hanno infatti rendimenti che non si vedevano dalla crisi dell’euro. Si prenda ad esempio il BoT con scadenza al 12 marzo 2021: fino a 10 giorni fa questo titolo trattava a rendimenti sotto zero, ieri ha superato l’1%. Massimo dal 30 settembre 2013. Idem per le scadenze brevissime: il BoT a 3 mesi fino a settimana scorsa trattava a tassi sotto zero, mentre ieri ha chiuso allo 0,69%. Per dare un termine di paragone il debito della Grecia a 5 anni di scadenza ieri sui mercati secondari trattava a un tasso dello 0,55 per cento.

66 miliardi in scadenza

Il problema è che da qui al primo maggio – mentre lo spread sale e le entrate fiscali vengono rinviate per aiutare famiglie e imprese – scadono titoli di Stato a breve e lunga scadenza per 66 miliardi di euro. La domanda è scontata: può il Tesoro entrare in affanno? La risposta che arriva dai mercati, almeno alla situazione attuale, è negativa: lo Stato pagherà certo tassi più elevati sulle nuove emissioni, ma il sistema delle banche “specialiste” (che hanno sempre garantito il colocamento del debito pubblico) più le disponibilità sul Conto del Tesoro presso Bankitalia (in media si tratta di circa 50 miliardi) rendono la situazione tranquilla. Pur nella tensione genera le.

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