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“La Bce ci sta portando fuori dalla crisi la svolta è vicina e l’euro scoppia di salute”

BERLINO — «Stiamo vedendo una luce alla fine del tunnel, un raggio d’argento all’orizzonte. Questo settembre può essere il mese della svolta». E sulle critiche di Berlusconi alla Germania: «Mi sarebbe piaciuto molto che egli avesse cominciato prima una politica di disciplina di bilancio e riforme, sono felice che adesso Monti la faccia». Messaggi chiari, quelli che il ministro degli Esteri Guido Westerwelle lancia nell’intervista a
Repubblica e ad altri grandi giornali europei.
Perché parla con tanto ottimismo di luce alla fine del tunnel?
«In Irlanda e Portogallo vediamo risultati positivi, in Italia il governo ha varato coraggiose riforme, in Grecia aumenta la compe-titività, malgrado le perduranti grandi difficoltà. E in Spagna per la prima volta da tempo i bonos sono stati venduti a tassi ragionevoli. Ecco i risultati di un sano mix di politica di solidarietà, politica per la crescita e riforme».
Sono suoi auspici o vede svolte nella realtà?
«Per avere scelte europeiste bisogna creare un clima europeista. Serve una discussione globale sulle prospettive. Settembre può essere il mese della svolta nella crisi del debito in Europa. Anche in Germania abbiamo fatto importanti scelte, con la luce verde della Corte costituzionale al fondo salva-Stati; le elezioni in Olanda mostrano che la ragionevolezza può vincere contro ogni populismo anti-europeo. La decisione della Bce è più differenziata di come è stata descritta, ed è un passo avanti verso la soluzione della crisi. Ed è giusto l’impegno comune per il consolidamento. Germania e Francia condividono questi obiettivi comuni».
Jens Weidmann però ha citato il Faust per definire diabolica la scelta Bce di acquistare bond, che ne dice?
«Citazioni di Goethe sono sempre affascinanti, ma nemmeno la grande letteratura mi farà soccombere alla tentazione di interferire nell’indipendenza della Bundesbank e della Bce. Noi tedeschi diamo grande valore all’indipendenza della Bce, e per questo la rispetteremo. Le decisioni non vanno viste in modo isolato bensì in correlazione con molte altre decisioni. Se portiamo avanti le riforme e abbiamo un po’ di fortuna, insisto, settembre può essere il mese della svolta. In Europa dobbiamo reimparare ad aprire le orecchie alle buone notizie. In altri continente cresce la coscienza della propria forza, in Europa crescono i dubbi su se stessi. È uno sviluppo da correggere. Ci vuole leadership. I politici non devono assecondare gli umori, bensì devono essere pronti a volerli cambiare. In Olanda abbiamo visto che una leadership giusta sconfigge gli umori populisti».
Su Grecia e Spagna è ottimista o pessimista?
«È un dato di fatto che in Grecia si è perso tempo con due elezioni. Ora la Troika ci proporrà cosa fare. Quanto alla Spagna, ho grande rispetto per gli sforzi del governo Rajoy. Noi qui a Berlino sappiamo per l’esperienza diretta del 2010 che cosa vuol dire far passare misure di riforma contro ogni proteste. Ma alla fine la gente poi sta meglio. All’inizio di questa legislatura abbiamo affrontato molte proteste: decidemmo tagli anticiclici alla spesa. Riuscimmo a ridurre il disavanzo. Ci accusarono di frenare il mercato interno. Invece guardiamo la realtà odierna: la Germania sta bene, come mai dalla riunificazione. L’economia cresce, la disoccupazione cala. Crescita e consolidamento sono fratelli, non concetti in contraddizione».
Cosa si aspetta dal vertice franco-tedesco di domani?
«È cambiato qualcosa in Europa. I vertici tra tutti i governi devono perdere il carattere spettacolare, e diventare parte d’una nuova normalità di consulti politici sempre più stretti».
L’euro è in crisi?
«L’eurocrisi non esiste. L’euro scoppia di salute, è stabile verso dollaro, sterlina e altre valute. Col marco avevamo agli inizi degli anni Novanta un’inflazione media del 5,5 per cento annuo, ora è meno del 2,5. Affrontiamo una crisi del debito sovrano in Europa, non una crisi dell’euro. E attenzione, la crisi del debito non esiste solo in Europa, bensì in molte regioni del mondo. Va combattuta, ovunque nel mondo, altrimenti i governi diverranno ricattabili dalla speculazione e dai mercati».
Hollande chiede più solidarietà, può immaginarsi una messa in comune della responsabilità sui debiti?
«La Germania appoggia la politica di crescita, solidarietà e disciplina di bilancio. I primi passi verso la solidarietà sono compiuti a livello europeo: il Fesf e lo Esm, spero, lavoreranno insieme dal mese prossimo. L’Europa prende sul serio la solidarietà. La posizione tedesca di rifiuto di una responsabilità comune di tutti i debiti non è cambiata. Guardate la Repubblica federale, o gli Usa: in nessuno dei due Stati federali esiste una responsabilità federale per i debiti dei singoli Bundeslaender o Stati, né dei singoli Stati verso i debiti degli altri».
Alcuni politici europei, cito Berlusconi, accusano Berlino di impedire alla Bce di stampare soldi. E sembrano voler sfruttare sentimenti anti-tedeschi. Che ne dice?
«Mi sarebbe piaciuto molto che Silvio Berlusconi avesse cominciato prima una politica di disciplina di bilancio e riforme di struttura. E sono felice che adesso il governo Monti abbia imboccato e faccia questa politica. Una crisi del debito non può essere combattuta con nuovi debiti o stampando più denaro. E credo che in tutta Europa, anche in Germania, ci siano idee confuse e dichiarazioni sbagliate, nei toni e nella sostanza. I tempi in cui i popoli in Europa si giudicavano con pregiudizi e stereotipi dovrebbero finire una volta per tutte. Qui in Germania come altrove».
Il modello europeo resiste in un’Europa indebolita dalla crisi?
«Se l’Europa supera la crisi sarà più forte di prima. Potremo mostrare al mondo di non essere solo luogo dal grande passato, bensì continente vibrante e dinamico. L’Europa non può permettersi di divenire acqua stagnante, deve andare avanti. Se capiamo che ognuno dei nostri paesi da solo è troppo piccolo nel mondo, anche la Germania, e solo insieme possiamo avere autorità nel mondo, avremo imparato la lezione della storia. Affrontando la crisi noi europei stiamo scrivendo la storia, in modo comparabile alle svolte tra la fine degli Ottanta e l’inizio dei Novanta. In anni, forse in decenni, si deciderà se l’Europa è un continente invecchiato oppure all’altezza delle sfide globali. Possiamo difendere benessere e dimensione sociale solo restando competitivi in un mondo che cambia di continuo».
Quanta cessione di sovranità nazionale è necessaria?
«Guardiamo al fiscal compact. È più efficace di Maastricht, che fu violato, anche da Germania e Francia che così dettero il cattivo esempio. Il fiscal compact invece viene tradotto nella legislazione nazionale. E i paesi che chiederanno solidarietà devono accettare in cambio che la Ue verifichi attenta il rispetto degli impegni assunti».

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