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La Bce: chiudere subito Alexandria

I guai di Mps con Nomura sono noti anche alla Bce, che lo scorso febbraio ha chiesto chiesto all’istituto senese, per ben due volte, di chiudere subito i contratti in corso con la banca giapponese. Richiesta a cui però il Monte non ha dato seguito visto che – come hanno spiegato gli attuali vertici bancari alla procura di Milano – l’estinzione anticipata dei rapporti finanziari con la banca giapponese costerebbe una perdita in bilancio pari a un miliardo.
Mps è così stretta in un angolo: da una parte le imposizioni dell’Europa; dall’altra le considerazioni pragmatiche sugli effetti contabili. Proprio per questo i vertici del Monte, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, hanno scritto lo scorso 18 febbraio alla procura di Milano, nuova coordinatrice delle indagini sul caso Antonveneta e sui derivati con Nomura e Deutsche Bank dopo il trasferimento della competenza dalla procura di Siena.
Nella lettera indirizzata ai procuratori milanesi Mauro Clerici, Stefano Civardi e Giordano Baggio, il presidente di Mps Profumo e l’ad Viola spiegano la situazione, spiegando il contenzioso legale con la banca giapponese. «Le azioni civili stanno procedendo in Italia, su impulso della banca, mentre in Inghilterra Nomura ha avviato un’azione legale di accertamento presso l’Alta corte di giustizia di Londra, propedeutica ad evidenziare il comportamento corretto di Nomura».
Nella lettera alla procura milanese si ricorda anche il tentato sequestro dei pm senesi (bloccati dal gip) per 1,8 miliardi ai danni di Nomura. E poi si spiega che «l’attività di ristrutturazione della banca non è conclusa e ancora oggi parte di queste attività consiste nel diritto della banca di ricevere ristoro dei danni subiti».
Poi si passa, appunto, alle richieste della Bce. «I danni provocati attraverso l’operazione Alexandria (il derivato con Nomura finito sotto inchiesta, ndr) hanno costretto anche il nuovo organo di vigilanza sovranazionale Bce ad intervenire…Alexandria determina un elevato livello di rischio che ha indotto la Bce a richiedere alla banca la chiusura dell’operazione». Ma Profumo e Viola spiegano perché?non è possibile eseguire tali volontà europee, con tre motivi: «la chiusura dell’operazione verrebbe effettuata sulla base degli attuali parametri di mercato causando una perdita di circa un miliardo;?le azioni legali verrebbero indebolite; ci potrebbe addirittura essere un profilo di responsabilità degli amministratori».
Ma nonostante ciò la Bce ha scritto di nuovo, e stavolta con toni più perentori: chiudere Alexandria entro il 26 luglio, a meno che non esistano «impedimenti legali». Mps ha spiegato ai procuratori milanesi che da domani, 17 aprile, tra?Nomura e Mps inizierà uno scambio di «ingente quantità di materiale istruttorio». Pertanto, ribadiscono i vertici dell’istituto senese, «una chiusura anticipata impedirebbe alla banca di perseguire qualsiasi logica risarcitoria».
Intanto in procura a Milano è stata chiusa una prima parte delle indagini sui derivati, che si aggiungono a quelle senesi. Qui adesso si parla di falso in bilancio, per 300 milioni relativi alla ristrutturazione di Alexandria – gli stessi per i quali a Siena gli ex vertici Giuseppe Mussari e Antonio Vigni (con l’ex responsabile finanziario Gianluca Baldassarri) sono già stati condannati, per ostacolo alla vigilanza, a tre anni di reclusione in primo grado.
Ma oltre a questo, a Milano si intravede anche la possibilità di indagare in modo ampio sul contratto con Nomura. In particolare sull’acquisto da parte del Monte di Btp 2034, avvenuto nel 2008, grazie ad un prestito da 3 miliardi elargito dalla banca giapponese. Ora, dicono gli inquirenti milanesi, né prestito né acquisto sarebbero avvenuti realmente. Però intanto i 3 miliardi di Btp risultano nell’attivo di bilancio di Mps.

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