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La Bce avvia la stagione delle nomine

Il primo italiano a lasciare vacante una poltrona prestigiosa ai vertici delle grande istituzioni finanziarie europee è Mauro Grande, membro del Single Resolution Board. Il suo incarico, come uno dei sei membri dell’influente organismo che si occupa delle risoluzioni bancarie europee, non è in scadenza: è stato lui a dimettersi di recente, per motivi personali.
Il secondo a uscire sarà Ignazio Angeloni, membro del Consiglio di vigilanza del Single Supervisory Mechanism come rappresentante della BCE: il suo mandato scade nell’aprile 2019. E infine Mario Draghi lascerà la guida della Banca centrale europea alla fine dell’ottobre 2019: quest’ultima è una delle nomine più pesanti, la più ambita tra i Paesi dell’Eurozona.
L’uscita di questi tre autorevoli italiani dai Board di BCE, SSM e SRB sta nei fatti, ed è sicura, solo una questione di tempo. Incerto invece è quel che accadrà agli italiani candidati e candidabili sulla via in entrata nei piani alti delle tre istituzioni. L’incertezza è data da un presupposto implacabile del quale il sistema Italia deve prendere atto: nessuna di queste poltrone vacanti ex-italiane spetta di diritto all’Italia ma va rioccupata con candidati eccellenti e con una reputazione di altissimo profilo, a livello italiano ma soprattutto a livello europeo.
Rientrare dopo essere usciti non è come fossero porte girevoli. «È molto importante ed è bene che l’Italia sia rappresentata adegutamente in questi organismi – sottolinea Roberto Gualtieri, presidente della Commissione per i problemi economici e monetari al Parlamento europeo e coinvolto in prima persona in queste operazioni -. Non sono posti assegnati automaticamente, vanno conquistati con candidati autorevoli che possano passare le procedure europee».
E’ altrettanto importante fare i conti con il calendario delle uscite italiane che si intreccia con quello delle scadenze di altri incarichi di prestigio. All’Ssm, la numero uno e chair Danièle Nouy scade a fine dicembre 2018: il bando del concorso pubblico sarà pubblicato all’inizio della prossima settimana, forse lunedì 16 luglio, dando ai potenziali candidati un mese di tempo per presentare il proprio curriculum. In pole position per questa posizione risulta Andrea Enria, presidente dell’Eba, l’Autorità bancaria europea e anche lo stesso Angeloni. Fabio Panetta, vice direttore generale della Banca d’Italia, non si candida. Enria ricopre attualmente un incarico che per standing, competenze e aree di intervento spiana la strada verso l’SSM. Ma resta da vedere se agli altri partners europei va bene un italiano a capo della vigilanza bancaria europea, visto che proprio l’Italia è agli occhi di molti un dossier caldo per entità di NPLs e di titoli di Stato italiani nei bilanci delle banche italiane. Per nove mesi vi sarebbero due italiani, a capo dell’Ssm e della Bce, ma questo secondo fonti bene informate sarebbe un non-problema. Un’altra posizione che si apre, all’Ssm, è quella di vice-chair: Sabine Lautenschläger scade nel febbraio 2019 (salvo proroghe molto improbabili perché lo statuto è rigido) ma per prendere quel posto bisogna essere anche membro del comitato esecutivo della Bce, e nè Enria nè Angeloni lo sono, mentre Mersch che ambiscce a divenire vice-chair (anche se a corto di sponsor) lo è.
Se a capo di Bce dovesse essere nominato Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank, allora Lautenschläger dovrebbe dimettersi prima del tempo da membro del Board Bce, prima del 26 gennaio 2022 (come fece Lorenzo Bini-Smaghi con l’arrivo di Draghi) ma non è detto che in automatico quella poltrona andrebbe a un italiano, per esempio da Bankitalia.
L’intreccio è fitto: al posto di Mauro Grande al SRB l’Italia deve candidare al più presto un altro italiano (il bando è imminente), ma secondo fonti bene informate sarebbe meglio stavolta proporre una donna perchè le “quote rosa” pesano. Non a caso gira il nome di Christine Lagarde come prossimo Presidente della Bce: anche se il governo Macron starebbe portando avanti con forza l’attuale governatore della Banque de France François Villeroy de Galhau e se non lui il membro del comitato esecutivo della Bce Benoît Cœuré che scade il 31 dicembre 2019 (anche se ci sono dubbi sul salto nonostante il suo mandato non sia rinnovabile). Nel caso in cui alla guida della Bce andasse l’ultimo governatore della Banca centrale finlandese in pensione Erkki Liikanen, è prevedibile che Cœuré verrebbe sostituito da un altro francese e per rientrare nel Board della Bce l’Italia a quel punto dovrebbe attendere l’uscita di Yves Mersch nel dicembre 2020. In realtà, il capo economista della Bce e membro del comitato esecutivo Peter Praet scade nel giugno 2019 ma al suo posto è già pronto a insediarsi il governatore della Banca centrale irlandese Philip Lane che per un soffio non è diventato il numero due della Bce, ora dello spagnolo De Guindos.
I giochi comunque cominciano a muoversi dalla prossima settimana. La procedura per la nomina del chair SSM si chiude in autunno: una prima rosa di candidati, la short list, è scelta da un comitato con membri della Bce e sottoposta al Parlamento europeo che ascolta i potenziali chair per uno “scambio di pareri” a porte chiuse. La Bce poi indica il candidato finale, che dopo una presentazione al Parlamento europeo – questa volta pubblica – viene votato sia dal Parlamento che dal Consiglio europeo. In tutto questo, devono trovare i loro spazi anche le istituzioni italiane che intendono dire la loro sulle nomine: in prima battuta i ministri dell’Economia Tria (con il suo direttore generale), Esteri Moavero Milanesi e fors’anche Affari Europei Savona, i due vice-premier Salvini e Di Maio, il presidente del Consiglio Conte e non da ultimo il governatore della Banca d’Italia Visco.

Isabella Bufacchi

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