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La Bce avverte Mps: l’aumento non basta

Il primo giorno dell’aumento di capitale da 3 miliardi di euro che dovrebbe tirare fuori dalle secche il Montepaschi, due dei suoi principali azionisti, la Fondazione Mps e la società d’investimento brasiliana Btg Pactual limano le proprie quote, rispettivamente dal 2,5% all’1,55% e dal 2% all’1,90%. Non è un segnale di disimpegno ma certo comincia a farsi sentire lo sforzo finanziario enorme — 8 miliardi di capitale fresco — che la banca ha richiesto in appena 12 mesi: solo lo scorso giugno si è concluso il precedente aumento di capitale da 5 miliardi servito per rimborsare 3 dei 4,07 miliardi di aiuti di Stato (i Monti bond), mentre quello partito ieri servirà ad estinguere il prestito residuo dello Stato da 1,07 miliardi e a rafforzare il patrimonio dell’istituto al 10,2% (come common equity) come richiesto dalla Banca centrale europea. 
Tuttavia il presidente Alessandro Profumo — che ha annunciato lascerà dopo la ricapitalizzazione — e il ceo Fabrizio Viola sanno che da solo l’aumento non basta, come ha ribadito il presidente della Bce, Mario Draghi, nella lettera del 12 maggio che ha autorizzato la ricapitalizzazione citata nel prospetto informativo. Come anticipato dal Corriere della Sera lo scorso febbraio, la Vigilanza Unica ha chiesto di intervenire su ulteriori due direttrici affinché la banca torni a generare capitale proprio e ad avere un adeguato livello di redditività: ridurre la grande mole di crediti deteriorati — (46,5 miliardi lordi, pari a 23,7 miliardi netti su 146 miliardi di crediti totali) — e poi procedere anche a una fusione.
Tutti questi elementi sono stati presi in considerazione ieri dal mercato, che ha fatto muovere come sull’ottovolante il titolo e il diritto di opzione di Mps a causa del prezzo di 1,17 euro delle nuove azioni, offerte con uno sconto pari al 38,9% e un rapporto di 10 nuove ogni 1 vecchia posseduta. La giornata di Borsa è stata complicata: alla fine l’azione ha chiuso a +11,30% a 2,14 euro, mentre i diritti hanno perso il 18,41% a 6,14 euro. «Ci sono un po’ di problemi tecnici, come avevamo visto anche nell’aumento di capitale precedente», ha commentato Profumo. «Il diritto scende, il titolo sale: bisogna vedere l’insieme delle due cose e vedere poi come procede il combinato disposto dei due elementi. È veramente presto per esprimere qualsiasi giudizio».
Comunque l’aumento sarà seguito dai grandi soci Fintech (4,5%), Axa (3,17%) e Falciai (1,7%) e parzialmente da Fondazione Mps e Btg Pactual, che ha venduto parte dei titoli dopo la fine del lock up previsto nel patto di sindacato con Fintech e Fondazione. La sottoscrizione dell’ente senese è «un segno di fiducia nella banca; altrimenti non l’avremmo fatto», ha detto a Radiocor il presidente Marcello Clarich. L’esborso netto — considerato l’incasso delle vendite di titoli — sarà di 22 milioni, «il 5% della nostra liquidità disponibile: un livello accettabile. La discesa non cambia radicalmente la nostra posizione: non siamo né insignificanti né determinanti». Clarich vuole continuare ad avere un ruolo nella governance: dopo l’aumento l’ente «esaminerà i vari scenari anche per rafforzare il patto esistente».

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