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La Bce apre la porta al taglio dei tassi

di Alessandro Merli

L'Europa si sta muovendo verso un rafforzamento del fondo salva-Stati Efsf, anche attraverso l'uso della leva finanziaria per massimizzarne le risorse, ma parlare di un accordo è «prematuro», secondo un portavoce della Commissione. Il consigliere della Banca centrale europea, Lorenzo Bini Smaghi, ha confermato ieri in un intervento a New York che se ne sta parlando. Intanto, le mosse più rapide spetteranno, come spesso in questi mesi, alla Bce, che nella sua riunione del 6 ottobre potrebbe decretare un allungamento a un anno della fornitura di liquidità alle banche e probabilmente un taglio dei tassi d'interesse.

Alle riunioni di Washington del G-20 e del Fondo monetario, che si sono concluse nel fine settimana, l'impressione offerta dalle autorità europee è che puntino anzi tutto a non creare troppo disturbo al passaggio dei prossimi due ostacoli: l'approvazione dell'ampliamento del mandato e delle risorse dell'Efsf (a 440 miliardi di euro effettivi) giovedì da parte del Parlamento tedesco e in rapida successione degli altri 10 Paesi che ancora non hanno ratificato le decisioni del 21 luglio scorso; e il via libera dei tecnici della troika alla prossima tranche di aiuti alla Grecia, senza la quale Atene finirebbe in default. Su quel che deve succedere dopo, a Washington non è emerso alcun consenso, salvo che sull'accettazione che i tempi sono ormai strettissimi e che in ballo non c'è più solo la Grecia o la periferia dell'euro, ma la sopravvivenza dell'unione monetaria. «Chi pensa di poter evitare di essere coinvolto commette un grosso errore, anche se si tratta dei Paesi più solidi», ha detto il direttore del dipartimento europeo del Fondo monetario, Antonio Borges. E il presidente americano Barack Obama ieri ha rincarato la dose: «La crisi del debito in Europa sta spaventando il mondo».

L'incognita più pesante riguarda il rafforzamento dell'Efsf attraverso la leva finanziaria. Un punto su cui tutti più o meno sono d'accordo, tanto che secondo alcune stime si calcola che si possa più o meno quintuplicare «la potenza di fuoco» del fondo. Ma al modo più semplice di farlo, cioè utilizzando la Bce, che darebbe all'Efsf una capacità d'intervento illimitata, si oppongono fortissimamente i tedeschi. Ci sono dubbi anche sulla legalità di questa strada. Altre soluzioni sono per ora semplici ipotesi. Quella di trasformare l'Efsf in una banca, per poter accedere ai finanziamenti della Bce, avanzata dagli economisti Daniel Gros e Thomas Mayer, è già stata bocciata. Quel che è certo è che non sarà possibile, date le condizioni politiche, chiedere altri soldi ai Governi. Soprattutto, ha osservato il capo dell'Efsf Klaus Regling a un incontro con un gruppo di investitori a Washington, considerando che finora ne è stato utilizzato solo un decimo.

Nel nuovo mandato dell'Efsf, c'è il sostegno alle banche, seppure attraverso i Governi, e finalmente a Washington gli europei hanno accettato che le banche debbono essere ricapitalizzate per consentir loro di affrontare le ripercussioni della crisi del debito sovrano. Lo stesso Bini Smaghi, pur senza voler confermare alcuna cifra, né obiettivi di requisiti per il capitale Core tier 1, ha rilevato che, anche accettando l'ipotesi dell'Fmi, che le banche possono andare incontro a perdite per 200 miliardi di euro, si tratta comunque di un importo che rappresenta solo il 2% del Pil dell'area euro. Il banchiere centrale e altri partecipanti allo stesso incontro hanno fatto riferimento come modello ai piani Tarp e Talf messi in atto nel 2008 dagli Stati Uniti dopo il collasso di Lehman.

Sia il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, sia Bini Smaghi hanno ribadito che sul fronte della liquidità la Banca centrale è sempre pronta a fare la sua parte. Sui tassi, un'apparente divergenza fra il governatore austriaco, Ewald Nowotny, e quello lussemburghese, Yves Mersch, riguarda in realtà più che altro l'ammontare del taglio. Entrambi ammettono che questo venga fatto, in presenza di un deterioramento dei dati economici. E questo appare indubitabile.

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