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La Bce apre all’ingresso dello Stato. Nouy: «Mps è una banca solvibile»

A Francoforte hanno ormai deciso che Mps va salvata: «È solvibile», ha detto a chiare lettere Danièle Nouy, il capo della Vigilanza Unica della Bce, nella conferenza stampa sull’attività del 2016. In quanto tale Siena può accedere alla «ricapitalizzazione precauzionale» per coprire un ammanco di 8,8 miliardi (cifra indicata dalla stessa Vigilanza e che dovrebbe ridursi un poco nei conti finali che arriveranno «presto»). Non è invece così — o almeno non lo è ancora — per le due banche venete, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, che hanno anch’esse invocato l’aiuto dello Stato per ricapitalizzarsi.

L’istituto vicentino guidato da Fabrizio Viola e quello di Montebelluna guidato da Cristiano Carrus, entrambe controllate dal Fondo Atlante che ha già immesso 3,5 miliardi di euro, cercano circa 4,7-5 miliardi di euro, secondo alcune indiscrezioni. E hanno chiesto due settimane fa l’aiuto del Tesoro. La ricapitalizzazione precauzionale — che comporta la conversione in azioni di circa 1,2 miliardi di euro di bond subordinati — dovrebbe agevolare la fusione tra i due istituti, individuata dai board come unica strada per salvarsi. Ma Francoforte ha chiesto la presentazione di piani autonomi («stand alone») e anche ieri la banchiera centrale francese ha parlato di piani separati, perché la Vigilanza deve valutare singolarmente la solvibilità delle due banche. «C’è un piano — ha detto Nouy a proposito della fusione — che deve essere discusso e accettato dalla Commissione Ue. Può darsi che le soluzioni delineate in soluzioni private si realizzino nel contesto della ricapitalizzazione». Il riferimento è a una possibile sottoscrizione dell’aumento di capitale da parte di Atlante 2, che però vede i propri investitori su posizioni differenti. Il Fondo inoltre sarebbe interessato a investire ancora nelle banche solo per restare in maggioranza.

Ma tutti questi non sono problemi di Francoforte, ha specificato Nouy. Toccano a Bruxelles, che «conduce il gioco nella successiva ristrutturazione». Il sospetto di vari osservatori è che tra la Vigilanza e la Direzione Concorrenza Ue responsabile per gli aiuti di Stato non sia stato ancora sciolto il dubbio che le due banche possano essere ammessi alla ricapitalizzazione precauzionale, che è pur sempre un’eccezione alla regola del «bail in», cioè della messa in risoluzione, prevista dalla direttiva Ue sulla banche.

A Vicenza e Montebelluna c’è la consapevolezza che più passa il tempo senza che l’Europa dia indicazioni su capitale e piano di ristrutturazione, più la crisi delle banche si aggraverà, rendendo eventualmente insufficienti perfino i 5 miliardi stimati. Intanto oggi PopVi e Veneto Banca approveranno i bilanci 2016: l’attesa è per una perdita enorme, circa 3 miliardi di euro, a causa delle maggiori svalutazioni sui crediti in sofferenza. Si conoscerà anche l’esito dell’offerta di transazione ai soci per rinunciare alle cause contro la vendita delle azioni a prezzi maggiorati. L’offerta si chiude oggi alle 13.30: secondo gli ultimi dati, le adesioni sono arrivate a circa il 70%. Ad ogni modo la linea sarebbe quella di effettuare accantonamenti specifici per ogni singolo azionista-cliente, senza automatismi: un modo per contenere l’effetto negativo in bilancio, da cui dipende il giudizio di solvibilità. La proroga dal 22 marzo è servita a poco. E non ha giocato a favore la vittoria in tribunale di una signora di Padova che ha fatto condannare PopVi a ristorare l’intero ammontare investito nella banca, pari a 40 mila euro.

Fabrizio Massaro

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