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La Bce allunga il Qe pandemico fino a marzo 2022

L’orizzonte della politica monetaria della Bce per contrastare la pandemia si allunga fino al raggiungimento dell’”immunità diffusa”, ben oltre le prime vaccinazioni, fino al ritorno della normalità e fino a quando la ripresa si sarà ben radicata nel primo trimestre 2022. E la portata e soprattutto la flessibilità degli strumenti pandemici si rafforza. È quanto ha deciso ieri il Consiglio direttivo della Bce ed è quanto è stato scandito con vigore dalla presidente Christine Lagarde in conferenza stampa.

La Bce, con l’annuncio di un poderoso nuovo pacchetto di misure, ha esteso ieri il ponte delle “condizioni favorevoli di finanziamento” e ha protratto e rafforzato in lungo e in largo la sua presenza sul mercato ricalibrando Pepp, Tltro, Peltro, pronti contro termine, swap, garanzie collaterali, aste a tasso fisso con piena aggiudicazione. Tutto per evitare il credit crunch, per contrastare un inasprimento del credito, intercettato di recente in alcuni segnali su condizioni e termini dei prestiti – ma meno nei tassi – che la Bce considera «incompatibile» e «ingiustificato» rispetto alle misure di accomodamento di contrasto al Covid-19.

Nel dettaglio, il Pepp è stato potenziato con una dotazione ulteriore di 500 miliardi che porta il totale potenzialmente utilizzabile a quota 1850 miliardi: per la prima volta la Bce ha puntualizzato che se le condizioni dovessero restare favorevoli senza esaurire il cosiddetto “envelope”, «non sarà necessario utilizzare appieno la dotazione»; al tempo stesso, la dimensione del Pepp potrà aumentare, se e quando necessario. Dunque una flessibilità massimizzata per centrare l’obiettivo, per mantenere le condizioni favorevoli che la Bce vede nel livello «dei tassi dei prestiti a famiglie e imprese, dei rendimenti delle obbligazioni societarie e dei titoli di Stato, del flusso del credito». «Serve tutta la flessibilità attraverso tutti i Paesi per stabilizzare», contro la frammentazione, ha detto Lagarde.

Il Pepp è stato allungato di nove mesi con gli acquisti netti che invece di finire nel giugno 2021 si protrarranno almeno fino al marzo 2022. Il reinvestimento del capitale dei titoli rimborsati sarà più lungo di un anno, fino almeno alla fine del 2023: un segnale forte «di presenza costante sul mercato e sostegno più durevole». I prestiti mirati Tltro daranno condizioni «considerevolmente più favorevoli» ora fino al giugno 2022, con tre operazioni aggiuntive fino al dicembre 2021. Anche alcune condizioni di questi speciali finanziamenti sono state leggermente allentate, ma il tasso più favorevole possibile è rimasto -1%. Sempre per le banche la Bce offrirà quattro ulteriori operazioni di rifinanziamento a più lungo termine per l’emergenza pandemica (ORLTEP) nel 2021. E continuerà con le aste a tasso fisso con piena aggiudicazione, il primo strumento anti-crisi introdotto nell’era di Jean-Claude Trichet. Altrettanto importante, a questo riguardo, è stata ieri la decisione di estendere fino al giugno 2022 la durata dell’insieme di misure di allentamento dei criteri di idoneità applicabili alle garanzie, i collaterali senza i quali le banche non possono accedere ai rifinanziamento Bce. Non da ultimo, l’allungamento delle misure di emergenza ha esteso fino al marzo 2022 le operazioni di pronti contro termine dell’Eurosistema per le banche centrali e tutte le linee temporanee di swap e pronti contro termine con le banche centrali di paesi non appartenenti all’area dell’euro. Un sostegno al contrasto alla pandemia su scala globale.

Tutte le misure annunciate ieri si sono basate sullo scenario di base delle proiezioni macroeconomiche di dicembre degli esperti dell’Eurosistema, che hanno registrato un deterioramento sul breve termine rispetto a quelle di settembre a causa della seconda ondata di contagi e delle nuove misure di contenimento. Tuttavia, una valutazione della Bce è cambiata in positivo: i rischi per le prospettive di crescita nell’area restano orientati al ribasso ma, questa la novità ieri, «sono divenuti meno pronunciati».

Lagarde ha ancora una volta sottolineato con fermezza l’importanza delle politiche fiscali e dei nuovi strumenti pandemici di supporto finanziario messi in campo nella Ue e nell’area dell’euro: ha menzionato in particolare Sure, la linea del Mes e le garanzie Bei perchè servono a stemperare la ripresa che si presenta disomogenea. Inoltre per il Consiglio direttivo è importante che il NextGenerationEU diventi operativo «senza indugio». La Bce intanto fa la sua parte. Di titoli da acquistare per alimentare i programmi Pepp e App (quest’ultimo resta invariato) ne avrà quanto basta. «I limiti autoimposti sulle emissioni non sono una fonte di preoccupazione», ha affermato Lagarde in risposta a una domanda, facendo intendere che se divenissero di ostacolo alla politica monetaria, sarebbero rimossi perché imposti dalla stessa Bce a se stessa. «Visti i livelli delle emissioni di bond nel 2021 e 2022, direi che ne arriveranno in grandi quantità», ha chiosato Lagarde.

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