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La Bce all’Italia: bene sui tassi, per lo spread un calo record

di Stefania Tamburello

ROMA — Tra i Paesi dell'area Euro l'Italia ha ottenuto la maggiore riduzione dei differenziali sui titoli di Stato «nonostante il suo declassamento da parte delle tre principali agenzie di rating». È la Bce, nel suo bollettino mensile, a riconoscerlo, citando il calo dello spread di 166 punti tra fine novembre e i primi di marzo. Un calo che per i Btp decennali è proseguito nel corso del mese: ieri ha raggiunto i 289,4 punti, dopo aver toccato i 283 punti, il minimo da agosto dello scorso anno. In diminuzione gli spread su tutte le scadenze dei titoli italiani, in controtendenza con l'andamento dei titoli spagnoli e anche francesi mentre è proseguito l'appesantimento dei portoghesi il cui differenziale ieri ha sfondato i 1.200 punti per poi chiudere a 1.177 punti. Positive le Borse europee. «Negli ultimi mesi ma soprattutto nelle ultime settimane si sono verificati progressi considerevoli nella distensione del quadro finanziario sui mercati internazionali, ma non si è ancora perfettamente normalizzato. Restiamo quindi in posizione di attenta vigilanza rispetto ai mercati finanziari» ha osservato il presidente del Consiglio Mario Monti.
L'allentamento delle tensioni sullo scenario economico ieri è stato sottolineato anche dalla Banca d'Italia, che in un'audizione parlamentare del capo dei servizio studi di Struttura economica Marco Magnani ha rilevato come l'Italia «si muova ormai nel solco tracciato dall'Unione europea» con le riforme strutturali che vanno nella giusta direzione, ma a cui deve essere data «piena attuazione» e con l'obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2013 alla portata dell'azione politica. «È importante conseguire più elevati tassi di crescita dei redditi familiari, congiuntamente a una loro più equa ripartizione» ha aggiunto l'economista rilevando che l'Italia rimane tra i Paesi europei «in cui più alta è l'incidenza dell'esclusione sociale» e quello in cui la pressione fiscale, per poter aggiustare i conti pubblici, «è arrivata a livelli così alti che non si vedevano dal Dopoguerra». La riduzione degli spread e il calo dei rendimenti dei titoli di Stato consentono di prevedere un'abbreviazione del periodo di recessione col ritorno alla crescita, circa l'1%, nel prossimo anno, ha aggiunto Magnani anticipando il calo del Prodotto interno lordo anche nel primo trimestre del 2012, dopo gli ultimi due del 2011.
In Europa le cose vanno meglio, anche se non di molto, spiega il bollettino della Bce che conferma quei segni di stabilizzazione, a basso livello, segnalati dal presidente Mario Draghi. Gli economisti di Francoforte rivelano anche l'indebolimento della fiducia degli italiani, tornata ai livelli della recessione del 2008-2009. E rilanciano l'allarme per la disoccupazione che nell'area euro «è aumentata ai massimi da 15 anni» raggiungendo il 10,7% col rischio di «peggiorare ulteriormente nei trimestri a venire» e che richiede per essere contrastata «moderazione salariale e flessibilità».
Sui conti pubblici italiani ieri sono arrivati anche i dati di gennaio di Bankitalia che segnala l'ennesimo record del debito pubblico, arrivato ormai a 1.935,8 miliardi di euro, 37,9 miliardi in più rispetto a dicembre, ma che avverte anche come il dato diventi significativo solo se si rapporta al Pil. Quanto al fabbisogno si è attestato a 4 miliardi, 1,5 miliardi in più dello stesso mese del 2011, spiegati con l'incremento della spesa per interessi e con il pagamento della quota di competenza dell'Italia dei prestiti erogati dal Fondo salva-Stati (Efsf). Infine le entrate tributarie, diminuite di 0,1 miliardi (-0,5%) rispetto a gennaio dello scorso anno.
 

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