Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La Bce accelera gli acquisti Lagarde vede la ripresa ma resta troppa incertezza

Di solito un’azienda investe solo quando le sembra di avere almeno qualche certezza sull’ambiente in cui si muove. Deve avere un’idea di chi sia la persona di riferimento nel suo sistema istituzionale. Deve capire quali sono gli obiettivi di bilancio dello Stato e perché. Deve sapere quali siano le soglie d’innesco che portano la Banca centrale ad aumentare o ridurre i suoi interventi. Per investire, un’azienda deve avere un’idea di come sia destinata a muoversi nei prossimi anni almeno una di queste tre variabili.

Nell’area euro, oggi, nessuno lo sa. Le regole di bilancio restano sospese e da riscrivere, ma non è ancora iniziato il dibattito pubblico per farlo e si sa solo che esistono visioni diverse. Quanto ai leader, la cancelliera tedesca Angela Merkel è in uscita a settembre; Emmanuel Macron è atteso in Francia da una complicata campagna di rielezione fra un anno e Mario Draghi è assorbito per ora dalle emergenze di Palazzo Chigi. Anche Ursula von der Leyen esce scossa dagli errori nella campagna vaccinale, che pure la sua Commissione Ue non ha commesso da sola.

Area euro

Resterebbe Christine Lagarde, la presidente della Bce. Ieri ha spiegato che la zona euro potrebbe crescere del 4% quest’anno e nel 2022. Ma i motivi che non fanno di lei la figura di riferimento dell’area contribuiscono anche a confondere le imprese, i consumatori e gli investitori su come funzioni realmente la Bce oggi. Non è chiaro, soprattutto, quanto l’istituto sia disposto a tollerare che l’intera area resti a pochi passi da una corrosiva deflazione anche in futuro. Ieri, malgrado i tentativi di spiegarsi e trovare il punto d’equilibrio in un Consiglio direttivo diviso, la presidente ha finito per rifugiarsi dietro una coltre di ambiguità. Non per la prima volta. E come in passato, nei prossimi giorni i mercati si apprestano inevitabilmente a metterla alla prova — vendendo titoli di Stato europei — per capire quali siano le sue reali linee rosse.

Il problema che la Bce ha davanti è dato da una situazione per niente nuova: come nel 2009 gli Stati Uniti stanno uscendo da una crisi globale prima dell’area euro. La campagna vaccinale già avanzata e un piano di stimolo senza precedenti che vale il 9% del prodotto lordo, varato dalla Casa Bianca di Joe Biden, stanno già innescando un forte rimbalzo. Manny Roman di Pimco, prevede già una crescita del 7% negli Stati Uniti quest’anno. Il mercato se n’è accorto e prevede un aumento dell’inflazione americana, tanto che i rendimenti dei titoli a dieci anni del Tesoro Usa sono saliti da 0,5% in agosto a 1,5% oggi. Nelle ultime settimane lo spostamento è accelerato e ha trascinato con sé i rendimenti dei titoli dei governi europei. Il rendimento del titolo italiano a 10 anni è quasi raddoppiato da 0,44% il 12 febbraio a 0,83% il 25 febbraio, movimenti simili si sono visti nel costo del debito di tutti i Paesi dell’euro. Per imprese e famiglie prendere un prestito in banca ora rischia di costare di più, anche se Lagarde stessa ieri ha detto che la zona euro resta per ora in recessione.

Mille miliardi

Questo è esattamente il dilemma di fronte a cui si trova la banca centrale: poco leggibile per il grande pubblico, ma essenziale per il suo benessere futuro. Perché la Bce ha a disposizione ancora mille miliardi circa del suo arsenale per interventi straordinari varato con la pandemia. Eppure da metà febbraio aveva persino rallentato il ritmo settimanale degli acquisti di titoli di Stato, anziché accelerarlo per impedire un aumento dei tassi sui prestiti in un’economia in profonda recessione. A inizio marzo Fabio Panetta, il banchiere centrale italiano che siede nell’esecutivo della Bce, aveva detto che l’aumento dei rendimenti «dev’essere contrastato». Altri suoi colleghi, fra cui il capoeconomista irlandese Philip Lane, erano stati meno espliciti.

Ieri una prima reazione è arrivata e Lagarde ha annunciato che la Bce aumenterà il ritmo degli interventi in modo «significativo» nel trimestre. Ma il messaggio è uscito involuto e incerto. Lo hanno confuso le divisioni persistenti nel vertice della Bce — all’idea di comprare il debito degli Stati — e la priorità che Lagarde assegna al dare un po’ di ragione a tutti, anziché fare ciò che serve di più a un’economia da 340 milioni di persone. Così la presidente non ha fatto capire quali sviluppi non intende accettare ed è rimasta vaga sull’intensità della reazione (ha parlato di «flessibilità»). Non ha ripetuto una versione del «credetemi, sarà abbastanza» pronunciato dal suo predecessore Mario Draghi nel 2012. Per questo il mercato ha sì prima ridotto i rendimenti dei titoli (il decennale italiano è sceso da 0,65% a 0,57%), ma poi questi sono risaliti in parte e la deriva potrebbe proseguire nei prossimi giorni.

Rispetto alle tendenze pre Covid la zona euro sta perdendo oltre mille miliardi di investimenti privati in tre anni, quando l’intero Recovery plan ne vale 750 in sei. L’economia è crollata quasi il doppio rispetto agli Stati Uniti e sta ripartendo più piano. Per ritrovare il gusto del rischio, milioni di imprese europee hanno bisogno di vedere almeno un faro nella nebbia. Hanno bisogno di intenzioni e obiettivi chiari. Pensare che il Recovery in sé sia sufficiente può essere un atto di hybris. Non il primo nell’area euro. Né il primo, si spera, a essere corretto.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ai tempi delle grandi manifestazioni contro la stretta cinese, le file degli studenti di Hong Kong a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’ingresso nel tempio della finanza tradizionale pompa benzina nel motore del Bitcoin. Lo sbarco s...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’Internet super-veloce e la fibra ottica sono un diritto fondamentale, costituzionale, che va ass...

Oggi sulla stampa