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La Bce a Cipro: accordo o da lunedì rubinetti chiusi

La spina sarà staccata fra 3 giorni, ha avvertito la Banca centrale europea con un vero ultimatum: lunedì bloccherà i suoi finanziamenti liquidi d’emergenza alla Banca centrale di Cipro, e quindi ai vari istituti isolani che proprio in quelle ore riapriranno i loro sportelli dopo una settimana filata di chiusura. Il messaggio è netto: nessuna rianimazione artificiale, se non si farà chiarezza con la Ue, la Bce chiuderà la «fleboclisi» che finora ha tenuto in vita la piccola nazione mediterranea quasi in bancarotta.
La notizia e giunta ieri mentre si riuniva una teleconferenza straordinaria dell’Eurogruppo, il vertice dei ministri delle Finanze dell’eurozona: «Cipro presenti una nuova proposta appena possibile», è stato il messaggio conclusivo, riferito proprio al disaccordo profondo fra Nicosia e Bruxelles. Ma al governo cipriota si chiede fin d’ora di «restare nei parametri di salvataggio già decisi». Nelle stesse ore, l’agenzia Standard & Poor’s degradava ancora una volta il rating delle finanze isolane, e l’euro e le Borse sussultavano ripetutamente: mezza Europa guarda a Cipro con il fiato sospeso. La bancarotta significherebbe la probabile uscita dell’isola dall’euro, ma non solo quello: «Esiste un rischio sistemico», ha avvertito Jeroen Dijsselbloem, il presidente dell’Eurogruppo. E quasi per rispondere agli allarmi, a tarda sera il governo cipriota ha annunciato un «Piano B»: comprende una ristrutturazione delle banche, e insieme la promessa di garantire i depositi bancari fino a 100 mila euro.
Per lunedì, giorno dell’ultimatum della Bce e della riapertura delle banche, si temono il panico, la fuga dei capitali, forse violenze (già ieri vi sono stati scontri davanti al Parlamento). E la Ue ha invocato il blocco dei prelievi singoli oltre una certa cifra, e quello dei trasferimenti all’estero: Nicosia vuole perciò prevenire altre tensioni, ma il suo «sì» alla garanzia sui depositi ciprioti fino a 100 mila euro è anche un «no» all’eurozona, che ha chiesto appunto prelievi forzosi a raffica in cambio del suo prestito salvavita da 10 miliardi. Forse, come dicono alcune fonti anche da Bruxelles, non c’è alcuna frattura, e un altro «piano B» viene già elaborato di concerto con la stessa eurozona: oltre che con l’assistenza diretta della Bce. O ancora, Cipro può aver già trovato nel Cremlino — il massimo investitore nelle sue banche — l’aiuto esterno che cercava. Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, che si è detto «molto preoccupato» da ciò che sta accadendo nell’isola, ieri ha incontrato a Mosca Dimitri Medvedev, il primo ministro russo. Questi attacca da tempo la politica dell’Ue nei confronti di Nicosia, difendendo gli interessi delle migliaia di russi che hanno trasferito i loro soldi laggiù: avrebbe anche minacciato di convertire la parte delle riserve valutarie russe attualmente in euro, e anche questo non aiuta a rasserenare il clima generale.
Alla fine della teleconferenza straordinaria dell’Eurogruppo, è stato diffuso un comunicato che fra le righe illumina bene le difficoltà e gli imbarazzi dell’eurozona di oggi. Vi si dice per esempio: «Sulla base delle valutazioni della troika (la commissione mista Ue-Bce-Fondo monetario internazionale, ndr) l’Eurogruppo è pronto a proseguire i negoziati sul programma, rispettando i parametri già definiti» (cioè i prelievi forzosi sui depositi bancari, ndr). Ma lo stesso testo ribadisce poco più oltre «l’importanza di garantire i depositi sotto i 100 mila euro in tutta Europa». Con l’eccezione di Cipro, è il sottinteso presumibile, poiché questa è una nazione quasi in bancarotta che costituisce un caso unico, e che ha bisogno del prestito straordinario per essere salvata. La conclusione cerca poi di quadrare il cerchio: l’Eurogruppo è «pronto ad assistere Cipro nel programma di riforma e ad assicurare la stabilità della zona euro».

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