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La battaglia in contrada Aspettando l’ennesimo bond di Stato

Ci mancava anche questa, Siena che finisce sotto Grosseto, ma vi pare? Il Palio, il panforte e il Monte dei Paschi trattati alla stregua di un angolo pittoresco della Maremma… Cartoline. Ma in Piazza del Campo da qualche anno va tutto storto: l’Università è sommersa da 250 milioni di debiti, il sindaco si è dimesso e il municipio è stato commissariato, la banca più antica al mondo ha smesso di svolgere la sua funzione di collante sociale e di punto di riferimento d’intere generazioni e ora naviga a vista, tra personale da lasciare a casa (un inedito che ha portato al primo sciopero «contro» il Monte), e un bond di Stato che si aggiungerà a breve agli 1,9 miliardi di Tremonti-bond necessari a puntellare il capitale, sempre più modesto dopo l’operazione Antonveneta. A tutto questo, dalla scorsa settimana si è aggiunta una certezza che da taluni è vissuta come un’onta: Siena provincia di Grosseto.
Elezioni al sicuro
Al di là dei giochi di campanile e degli inevitabili sfottò, l’unione delle due amministrazioni provinciali causa pesanti mal di pancia anche alla Fondazione Montepaschi, il primo azionista della banca, perché l’amministrazione provinciale senese (fin che esiste) indica ben 5 componenti del Consiglio della Fondazione, che da queste parti prende il nome di deputazione generale. Il calendario parla chiaro: dal prossimo gennaio giunta ridotta in Provincia, con consiglio e presidente chiamati ad approvare il bilancio entro maggio. A novembre le elezioni della nuova provincia di «Grossiena» che il primo gennaio 2014 entrerà in funzione. Ma questo calendario, già abbastanza impegnativo, s’interseca con altre scadenze di rilievo: nel prossimo aprile ci saranno le elezioni per il Comune senese, primo azionista della fondazione che a sua volta — tra la fine di luglio e i primi di agosto — dovrà rinnovare la Deputazione generale ed eleggere il nuovo presidente. In sostanza, in pochi mesi cambierà tutto.
«Eravamo una zona privilegiata, ma in due anni l’intero sistema-Siena è crollato — dicono voci vicine alla Fondazione — e per riprenderci servirà tempo, sempre che il Monte torni a far utili. L’unione delle due Province, se tutto rimarrà com’è, dovrebbe essere un male curabile, perché l’attuale presidente, Simone Bezzini, potrà indicare per tempo i suoi rappresentanti alla deputazione, consentendo quindi alla fondazione di guadagnare quattro anni. Poi, servirà una modifica dello statuto».
Sette anni dopo
All’interno della deputazione si sta attivando un gruppo di lavoro, proprio finalizzato ad individuare possibili vie d’uscita, che appaiono lontane. Anche la corsa alle candidature è di là dal venire: troppi problemi contingenti per pensare alle liste da proporre. Di sicuro il presidente della Fondazione, Gabriello Mancini, lascerà. Divenne presidente nel maggio 2006, da vice, sostituendo in corsa Giuseppe Mussari, chiamato a guidare la banca. E venne poi confermato nel 2009. Il terzo mandato non è previsto. Arriveranno uomini e idee nuove che ancora oggi, nel grande caos di questo periodo, non si riconoscono. Perché a Siena, in questi giorni, l’unica cosa sicura è la raccolta delle olive.

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