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La battaglia della Ue contro Google Scatta la maxi-multa da 4,3 miliardi

Tre anni di indagini per analizzare in profondità le denunce dei concorrenti e, alla fine, la sentenza di colpevolezza e la multa record di 4,3 miliardi di euro inflitta ieri dalla Ue a Google. Secondo la commissaria europea all’Antitrust, Margrethe Vestager, il gigante della Silicon Valley ha abusato della sua posizione dominante nel mercato digitale spingendo i gestori di smartphone che scelgono il sistema operativo Android a installare sugli apparecchi, come scelta di default, il motore di ricerca di Google e il suo browser Chrome.

Le accuse della Vestager — che un anno fa aveva comminato un’altra multa da 2,4 miliardi di euro alla stessa Google per altri tipi di abusi, mentre di recente ha intimato ad Apple, accusata di elusione fiscale, di pagare 13 miliardi di euro di tasse all’Irlanda — sono state illustrate in modo molto dettagliato dalla stessa commissaria che nega di avere intenti punitivi verso i giganti tecnologici Usa.

Un’accusa che, comunque, sicuramente gli cadrà addosso: Google, che ha fatto ricorso, nega di aver commesso illeciti e sostiene di aver, anzi, favorito e non ostacolato la concorrenza offrendo la sua piattaforma Android gratuitamente. L’azienda era già stata sottoposta a scrutinio, su questo stesso terreno, dalle autorità federali americane: che nel 2013 l’avevano sostanzialmente assolta.

Ma ora sono in molti, soprattutto in Europa, a sostenere che gli atteggiamenti sono molto diversi sulle due sponde dell’Atlantico: in America la Federal Trade Commission rinuncia, di fatto, ad applicare le regole Antitrust (vecchie di un secolo e bisognose di modernizzazione) alla realtà della nuova economia digitale, mentre in Europa prevale la volontà di fissare regole per l’era di Internet, evitando abusi ed eccessive concentrazioni di potere monopolistico o semimonopolistico.

Dal duello di qualche decennio fa tra Mario Monti e Microsoft, l’Europa ha sempre cercato di porsi come unico vero «global tech regulator». Un ruolo fin qui accettato malvolentieri, ma comunque accettato dai giganti digitali Usa. Con questa multa record la Vestager rimane in questo solco, ma fa anche un balzo in avanti scegliendo la linea dura della multa record in un caso che ha qualche aspetto tecnico controverso (la gratuità di Android e la preferenza di molti utenti per il motore di ricerca di Google indipendentemente dalla sua pre-installazione nel proprio telefonino) e che cade in un momento in cui l’autorità dell’Europa è minata dagli attacchi esterni (soprattutto quelli di Trump) e da divisioni interne mai così violente.

La Vestager va per la sua strada: se il capo di Google, Sundar Pichai, ricorre contro la decisione Ue sostenendo che la gratuità di Android ha favorito la concorrenza e i consumatori, abbassando il costo dei cellulari, lei replica che l’abuso non riguarda la concessione della piattaforma ma l’obbligo per i gestori di usare il motore di ricerca di Google e il browser Chrome se vogliono avere accesso a servizi e applicazioni di Google Play.

Sarà battaglia legale dura nei prossimi tre mesi. Al di là del merito tecnico delle questioni e dell’entità della multa (elevata ma sostenibile per un gruppo che una cifra simile la fattura in due settimane) è chiaro, comunque, che in ballo c’è la volontà dell’Europa di essere, sempre più, l’Antitrust del Pianeta, l’argine ai monopoli digitali. Trump non ama la Silicon Valley, ma difficilmente se ne resterà con le mani in mano.

Massimo Gaggi

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