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La battaglia tra avvocati alla Consulta. Ballottaggio e capilista sono in bilico

Racconta l’avvocato Lorenzo Acquarone, mentre illustra le ragioni a sostegno dell’illegittimità dell’Italicum, di aver cercato di spiegare al suo barbiere la questione della sindacabilità costituzionale di una legge che non ha ancora prodotto i suoi effetti. L’Avvocatura dello Stato, per conto del governo, dice che non è possibile, bisogna aspettare che la norma contestata venga applicata almeno una volta e abbia concretamente leso qualche ipotetico diritto. Di fronte a questa obiezione, il barbiere dell’avvocato ha replicato: «Ma allora, se introducono la pena di morte e io vengo condannato, devo aspettare che mi taglino la testa prima di chiedere se è lecito?».

L’aneddotoV ero o inventato che sia, l’aneddoto fa sorridere i giudici costituzionali, e cerca di trasferire un po’ di saggezza popolare nella dotta e accademica discussione che si svolge nel palazzo della Consulta. Le arringhe vanno avanti fino alle 17, poi la Corte si ritira. La decisione sarà comunicata oggi, e il destino della legge elettorale voluta dal governo Renzi passa prima di tutto da questo quesito: è possibile giudicare un sistema elettorale entrato in vigore ma non ancora sperimentato? Il team di legali che vorrebbero cancellare l’Italicum — richiamato più volte dal presidente Paolo Grossi a non debordare: «Evitiamo concioni parapolitiche, restiamo giuristi per favore» — non ritiene che lo sia, e che anzi, è necessario intervenire prima per evitare di eleggere un nuovo Parlamento con una legge viziata, com’è successo per il Porcellum (in aula, a seguire il dibattito tra il pubblico, c’è il «padre» di quella legge, il senatore leghista Roberto Calderoli completo di cravatta verde). Per gli avvocati che rappresentano la presidenza del Consiglio, invece, sarebbe un giudizio preventivo non previsto dall’ordinamento.

Difficilmente, stando alle previsioni, la Corte dirà che i ricorsi sono inammissibili scegliendo di non pronunciarsi sul merito della legge elettorale. Dunque passerà ad esaminare le singole contestazioni, che ieri sono state nuovamente argomentate. In un senso e nell’altro.

Le tre questioniTra le tre questioni più importanti il premio di maggioranza attribuito alla lista che ottiene il 40 per cento dei voti (55 per cento dei seggi) viene considerato incostituzionale perché esagerato e sproporzionato; un partito che arrivasse secondo anche con il 39,5 per cento dei consensi vedrebbe irragionevolmente e drasticamente ridotto il proprio peso. Il principio di rappresentanza verrebbe sacrificato in maniera eccessiva rispetto a quello della governabilità, mentre la sentenza della Corte che bocciò il Porcellum sostiene che ci dev’essere un equilibrio. Ma il premio non è vietato da alcuna norma, ribatte l’avvocato dello Stato Massimo Massella Ducci Teri; anzi nel Porcellum è stato cancellato perché non era prevista una soglia minima per ottenerlo, mentre qui c’è e pure alta. A dimostrazione che il Parlamento ha recepito le indicazioni della Corte, come se ci fosse stato un «dialogo virtuoso» tra le due istituzioni.

Nonostante nella Corte ci sia chi vorrebbe abolire anche il premio troppo alto, sembra improbabile che venga cancellato. Rischia invece molto di più il ballottaggio (sebbene qualche giudice vorrebbe salvarlo, ma è quasi certo che non ce la farà). Anche in questo caso, secondo i tribunali che hanno sottoposto le eccezioni alla Consulta, il principio della rappresentatività viene calpestato in nome della governabilità, e stavolta la sproporzione è ancora più evidente: perché non c’è un quorum minimo di voti da raggiungere per accedervi (basta arrivare secondi al primo turno). «Siccome chi arriva secondo rischia di prendere, al ballottaggio, i consensi di chi era arrivato terzo per sconfiggere il primo — denuncia l’avvocato Vincenzo Paolillo —, non si trasforma una maggioranza relativa in maggioranza assoluta, bensì una minoranza in maggioranza». Ma il «difensore» del governo insiste: «Questo sistema vige in Paesi a noi vicini che hanno applicato la democrazia ben prima di noi».

Il luogo di elezioneL’altro punto critico che potrebbe essere cancellato dalla Corte è la possibilità dei capilista bloccati eletti in più collegi di scegliere il luogo di elezione determinando così, a loro discrezione, chi far entrare negli altri collegi come secondi eletti, indipendentemente dai voti che hanno raccolto o altri criteri. Violando così il principio costituzionale secondo cui ogni voto è «personale, uguale e libero». L’avvocato dello Stato sorvola e rimanda a quanto scritto nelle memorie, ma questo aspetto è uno dei più delicati: perché se la Corte dovesse bocciarlo, com’è possibile, dovrebbe introdurre un altro criterio di scelta, pena un vuoto normativo. Cosa che non può fare, se non con una decisione che indichi al Parlamento la strada da seguire per cambiare la legge. Oggi sap remo se e come questo avverrà.

Giovanni Bianconi

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