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«La bassa crescita mette i conti a rischio. Debito, serve una riduzione visibile»

ROMA Le previsioni del governo sulla crescita dell’economia non sono «implausibili», ma «resta il rischio di evoluzioni meno favorevoli». E siccome i margini per centrare l’«obiettivo strategico» di ridurre il rapporto tra il debito pubblico e il pil già da quest’anno «non sono ampi», «sarà necessario mantenere durante l’anno uno stretto monitoraggio dei conti pubblici, anche in connessione con l’andamento del quadro macroeconomico», che resta debole.

Bankitalia promuove la politica di bilancio disegnata dal nuovo Documento di Economia e Finanza, ma mette in guardia l’esecutivo. «Se si vuol mantenere e consolidare la fiducia dei mercati è importante conseguire nel tempo una riduzione del debito chiara, visibile e progressiva, e allo stesso tempo completare il programma di riforme a sostegno dello sviluppo» ha detto ieri in Parlamento il vice direttore generale dell’istituto, Luigi Federico Signorini, sottolineando la lentezza della crescita italiana.

La disattivazione delle clausole di salvaguardia che prevedevano un aumento dell’Iva, premessa per una politica di bilancio ancora espansiva, «è tutto sommato condivisibile, dato l’effetto recessivo che esse potrebbero avere in una fase di ripresa ancora debole» ha detto Signorini. E bisognerà stare attenti anche alle misure per compensare almeno una parte del mancato aumento Iva. «Gli effetti recessivi di misure correttive possono essere meno accentuati se fatti con recuperi di efficienza, da conseguire anche con il riordino delle agevolazioni fiscali».

Le clausole di salvaguardia, in ogni caso, non sono secondo Signorini «uno strumento efficace per rafforzare la credibilità del risanamento. Se ripetutamente disattese, come accaduto possono accrescere l’incertezze. Non vi è alternativa a interventi rigorosi sulle entrate e sulle spese». Presto, però, delle clausole di salvaguardia non sentiremo più parlare: nel nuovo bilancio, ha spiegato ieri il deputato Pd Francesco Boccia, saranno esplicitamente vietate.

Le riforme, dice Bankitalia, vanno dunque proseguite e consolidate per favorire la crescita e l’occupazione, considerando anche «con attenzione l’opportunità di prevedere riduzioni permanenti del cuneo fiscale». La crescita dell’economia è la variabile chiave. «Il tasso minimo di crescita nominale del pil che consente al rapporto con il debito di scendere nel 2016 è circa il 2%, non molto al di sotto del 2,2% dello scenario programmatico» avverte Bankitalia, secondo la quale è anche «opportuno» varare nuove misure per favorire lo smobilizzo delle sofferenze, sollecitate ieri anche dalle banche.

Sul piano del governo arrivano critiche, invece, da parte di Regioni e province, che parlano di tagli «non sopportabili e poco realistici», e in qualche modo dai Comuni che chiedono al governo di sbloccare il turn-over del personale, che mette a rischio l’erogazione dei servizi. Dure le reazioni sindacali sul rafforzamento della contrattazione di secondo livello. «Rischia di alterare l’equilibrio delle relazioni industriali nel paese. La disarticolazione del sistema contrattuale potrebbe determinare dumping a danno dei lavoratori e concorrenza sleale a danno delle imprese, dicono Cgil, Cisl e Uil. Confindustria sollecita l’avvio di un piano per reindustrializzare l’Italia puntando sulla manifattura come volano per la crescita.

Mario Sensini

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