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La «banda del 5 per cento» di Mps In Procura i nastri sugli accordi

Le conversazioni che proverebbero l’esistenza di una «banda del 5 per cento» all’interno del Monte dei Paschi di Siena, sono state registrate. I nastri sono nelle mani di Antonio Rizzo, il funzionario della Dresdner Bank che per primo ha accusato l’ex direttore dell’area finanza Gianluca Baldassari e il responsabile delle filiali di Londra Matteo Pontone di aver preso una «stecca» su tutti gli affari gestiti da Mps. «L’ho fatto per tutelarmi quando ho capito quale fosse la situazione — conferma — e a questo punto sono disponibile a consegnare i nastri ai magistrati di Siena». La sua convocazione è prevista per questa mattina. Già oggi gli inquirenti potrebbero dunque avere a disposizione nuovi elementi per dimostrare come il vecchio management abbia lucrato sulle operazioni finanziarie, compresa quella di Antonveneta.
Oggi è il giorno dell’ex presidente Giuseppe Mussari, che sarà interrogato dai pubblici ministeri Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso. «Parlerò» aveva annunciato nei giorni scorsi, ma non è escluso che alla fine decida di avvalersi della facoltà di non rispondere almeno fino a che l’accusa non avrà scoperto ulteriori carte. Tra le contestazioni ai responsabili della passata gestione ci sono l’associazione per delinquere, l’aggiotaggio, le false comunicazioni, la turbativa e la truffa. Tra due giorni toccherà all’ex direttore generale Antonio Vigni, anche lui indagato per gli stessi reati.
Dettagli inediti su quanto accaduto all’interno della banca senese a partire dall’estate 2007 potrebbero essere forniti proprio da Rizzo. I colloqui sono stati registrati in quello stesso anno e riguardano operazioni su pacchetti titoli Mps. Rizzo ne aveva parlato con i magistrati milanesi che l’avevano interrogato il 13 ottobre 2008 come testimone.
«A novembre 2007 — si legge nel verbale — si è svolto un incontro tra me, il mio superiore Antonio Cutolo e il responsabile londinese Massimiliano Pero durante il quale quest’ultimo caldeggiava l’operazione di riacquisto di un pacchetto titoli strutturato da Mps Londra. Nell’occasione si venne a sapere che Dresdner avrebbe pagato una somma a titolo di intermediazione a tale Lutifin di Lugano». Rizzo evidenzia il parere contrario di Cutolo che però non venne tenuto in conto visto che un mese dopo arrivò invece il via libera all’operazione. Per questo lo stesso Rizzo nel marzo successivo effettuò una segnalazione interna che diede il via a un audit.
Aggiunge il funzionario a verbale: «Il 12 marzo 2008 sono andato a cena con il responsabile della vendita di prodotti finanziari Michele Cortese e lui mi ha detto che a suo avviso, ma il fatto sembrava notorio, Pontone e Baldassarri avevano percepito una commissione indebita tramite Lutifin. Mi disse che i due erano conosciuti come la banda del 5 per cento perché su ogni operazione prendevano tale percentuale».
Conversazioni registrate e Rizzo sostiene di poter fornire anche l’elenco dei nomi di altri funzionari che sarebbero stati a conoscenza del «sovraprezzo» applicato dai manager di Mps. Gli stessi che trattarono con gli spagnoli del Santander l’acquisto di Antonveneta accettando un costo di 9 miliardi e trecento milioni di euro, oltre a un miliardo di oneri. E che poi si servirono del Fresh con Jp Morgan e degli investimenti sui «derivati» per cercare di ripianare una situazione debitoria che era ormai diventata insostenibile.
La conseguenza di una gestione spericolata che, dicono i magistrati senesi, aveva fatto guadagnare molti soldi ai vertici di Mps.

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