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La banca: «Piena collaborazione con i Pm» L’ad Iorio al lavoro sul nuovo piano e l’Ipo

«Piena collaborazione da parte della dirigenza e del personale della Banca Popolare di Vicenza ai Nuclei di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza che hanno svolto perquisizioni presso la sede centrale della Banca a Vicenza e negli uffici direzionali di Milano, Roma e Palermo».
Si è affrettato a comunicare la massima disponibilità l’istituto berico, ieri mattina, pochi minuti dopo che si è diffusa la notizia delle perquisizioni delle Fiamme Gialle negli uffici direzionali dislocati in tutta Italia. «Si tratta di indagini preliminari – recita la nota diffusa, gettando acqua sul fuoco -, ritenute indispensabili per accertare eventuali responsabilità soggettive». Nessun’altra dichiarazione. E la giornata si è svolta secondo programma, con la riunione del comitato esecutivo della banca presieduto dall’amministratore delegato Francesco Iorio. «Ho massima fiducia nella magistratura, di più non posso dire. Sono qui per la riunione del comitato esecutivo», ha stigmatizzato Iorio, impegnato nel lavoro sul piano industriale, che sarà presentato il prossimo 29 settembre. Del resto, non ci si può fermare e non possono essere vanificati gli sforzi compiuti negli ultimi mesi dall’ex manager di Ubi, approdato a Vicenza lo scorso giugno, per rimettere in sesto i conti e ridare alla Popolare una credibilità a livello nazionale e internazionale. A maggior ragione all’indomani della sottoscrizione strappata a UniCredit dell’accordo di garanzia per realizzare l’indispensabile aumento di capitale da 1,5 miliardi.
Ma il contraccolpo delle indagini durerà a lungo a giudicare dalle reazioni. «I disastri che alcuni top-manager e i vertici della Banca hanno perpetrato negli ultimi anni a danno del tessuto sociale di molte regioni e di interi territori non possono rimanere impuniti», ha affermato il coordinamento dei sindacati Fabi, First Cisl, Fisac Cgil. «La mia preoccupazione – ha detto il sindaco di Vicenza Achille Variati – è rivolta in particolare alla tutela dei soci della banca, con particolare attenzione per chi ha investito i risparmi di una vita, e alla tenuta di una grande banca del territorio che ha un ruolo fondamentale per lo sviluppo delle nostre aziende». E infatti il rischio della debacle di una banca come la Popolare di Vicenza è anche il rischio di un default del territorio, visto il numero di piccoli e medi risparmiatori, tra cui numerosissime aziende, che detengono azioni BpVi. E vista la mole di esposti che diversi azionisti, tramite legali e associazioni di consumatori, hanno fatto contro la banca. Già lo scorso 11 aprile in occasione della assemblea dei soci, il malumore per la svalutazione delle azioni era ampiamente diffuso. «Finalmente, dopo la nostra denuncia, qualcosa si sta muovendo – ha detto Jacopo Berti, capogruppo in consiglio regionale del Movimento 5 Stelle -. A circa 200mila azionisti la banca ha bruciato 2 miliardi e 600 milioni di euro di risparmi».
Ieri, a seguito delle numerose segnalazioni giunte agli sportelli sulle modalità di vendita delle azioni, hanno annunciato un esposto alla Consob anche l’Unione nazionale consumatori e il Movimento consumatori, mentre il Codacons depositerà formale richiesta di costituzione di parte offesa nell’inchiesta.
Nelle prossime settimane si saprà se l’ipotesi di reato di aggiotaggio verrà confermata. Per ora una cosa è certa: l’era Zonin sembra essere definitivamente tramontata.

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