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La banca paga il suo fallimento

Gli stati non dovranno più sostenere i costi di eventuali future crisi bancarie: a pagare saranno infatti gli stessi istituti di credito i quali per far fronte a ciò dovranno versare contributi obbligatori. Qualora una banca arrivi al fallimento, le perdite ricadranno dunque inizialmente su azionisti, obbligazionisti e creditori e solo in ultima istanza sui correntisti (non tutti, ma quelli con depositi superiori ai 100 mila euro).

Il meccanismo unico di risoluzione bancaria (che nel giro di otto anni godrà di una provvista di 55 miliardi di euro) è stato approvato ieri a larghissima maggioranza dal Parlamento europeo insieme con altri due provvedimenti che riguardano la ristrutturazione e la liquidazione degli istituti in crisi. Alla base del ragionamento dei deputati di Strasburgo, la convinzione, recita una nota, che «quando una banca naviga in cattive acque, le decisioni che ne conseguono devono essere basate su considerazioni tecniche, mentre alcuni stati membri avrebbero preferito dare ai propri ministeri delle finanze un ruolo chiave nel decidere come gestire, caso per caso, l’utilizzo del fondo unico di risoluzione bancaria». Invece, la soluzione individuata dà l’altolà in modo significativo alla «possibilità di esercitare pressioni politiche», al fine di consentire una risposta più equa, rapida e a costi minori agli eventuali problemi bancari. Ma il Parlamento ha approvato ieri anche altre misure di rilievo. Vediamole.

Sequestro conservativo per ottenere crediti. Con 597 voti favorevoli, 33 contrari e 27 astensioni, Strasburgo ha dato il via libera al testo (che dovrà ora avere l’assenso formale del Consiglio Ue previsto per giugno per diventare legge) che, applicandosi soltanto alle cause transfrontaliere, aiuterà, per esempio, le pmi a recuperare le fatture insolute e a bloccare chi intende truffare, spostando i soldi da uno stato a un altro su conti correnti diversi, ma anche i consumatori che acquistano merci online mai recapitate, oppure le famiglie dove un genitore che risiede all’estero non paga gli alimenti per i suoi figli. Si tratta di un nuovo regolamento, che istituisce un’ordinanza europea di sequestro conservativo sui conti correnti degli istituti creditizi, che consentirà alla parte lesa di far sequestrare le somme dovute su un conto bancario del debitore alle stesse condizioni in tutti i paesi Ue; ciò avrà natura cautelare, limitandosi a bloccare i depositi del debitore, senza che questo ne sia a conoscenza per creare un «effetto sorpresa». Finora, invece, soltanto il diritto nazionale poteva obbligare una banca a effettuare un pagamento a un creditore dal conto di un cliente, con una complessa e dispendiosa situazione giuridica nei diversi stati membri, che ha portato circa un milione di piccole aziende ad avere problemi con quanto vantato, rinunciando a circa 600 milioni di euro all’anno.

«Bollino di qualità» ai prodotti di largo consumo. La tracciabilità fa un salto di qualità nell’Ue: merci e beni non alimentari saranno più sicuri, poiché fabbricanti e importatori indicheranno chiaramente (e in maniera univoca) la zona d’origine. E strumenti più efficaci permetteranno agli organismi nazionali di vigilanza di adottare misure contro i prodotti pericolosi e non conformi alle regole. Il sì degli europarlamentari alle nuove regole per tutelare i consumi soddisfa il vicepresidente della commissione Ue, Antonio Tajani, perché i «punti deboli creano condizioni commerciali non equilibrate».

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