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La Banca d’Italia sulla manovra «Tagli al debito da non mancare»

ROMA Due giudizi importanti arrivano sulla legge di Stabilità in discussione al Senato: per la Banca d’Italia, che vede il Pil 2015 vicino all’1%, il taglio del debito pubblico «è un impegno chiave e non va mancato» ed è meglio eliminare le tasse «sulla produzione, rispetto a alleggerire le imposte sulla casa». Più severo il commento della Corte dei conti: «La manovra utilizza al massimo gli spazi di flessibilità disponibili, ma riduce i margini di protezione dei conti pubblici e lascia sullo sfondo nodi irrisolti, come clausole di salvaguardia, pensioni e contratti pubblici, e questioni importanti, come un definitivo riassetto del sistema di finanziamento degli enti locali». Intanto Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia, che oggi riferisce della manovra in Senato, taglia corto: «In Parlamento di resistenza ne troverò tanta, segno che le riforme sono utili». L’indicazione che si raccoglie nella Commissione Ue, invece, è di uno scenario di conferma della ripresa, «in linea con le attese» e con le stime formulate dall’Italia per Pil e deficit. Nel frattempo il governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino, per protesta contro i tagli alle Regioni ha detto che «restano le dimissioni» dalla presidenza della Conferenza delle Regioni: «Voglio avere le mani libere dal punto di vista politico». E a Renzi ha replicato: «Non vado all’incontro col governo con spirito di divertimento ma di lavoro».
Ieri alle commissioni congiunte Bilancio di Senato e Camera, Luigi Federico Signorini, vice direttore generale della Banca d’Italia, ha ricordato che «la ripresa si è avviata, ma va consolidata» perché «sono ancora elevati i rischi provenienti dall’economica globale». Parlando della diminuzione delle imposte prevista nella Stabilità, Signorini ha aggiunto: «È finanziata solo in parte con riduzioni di spesa: sono infatti previste maggiori entrate, in buona parte derivanti dalla voluntary disclosure (il rientro dall’estero dei capitali in nero ndr )». E sia queste entrate che quelle scaturite dal settore giochi hanno natura «temporanea». I vertici di Bankitalia hanno insistito sul debito pubblico: la riduzione dal 2016 «non deve essere un episodio isolato, ma l’inizio di un percorso». E per fare questo «è necessario attuare in pieno le misure di copertura, realizzare le privatizzazioni e conseguire una crescita del pil in linea con le previsioni». Secondo le stime più recenti di Bankitalia, l’andamento dell’onere per interessi passivi nel 2015-2019 sarebbe inferiore a quello delle Note di aggiornamento del Def, cioè produrrebbe un tesoretto: per il 2015 «la differenza rispetto alla stima governativa è di circa 1,5 miliardi per salire a 6,7 nel 2016, arrivare a 9,4 nel 2018 e infine ridursi a 7,6 nel 2019».
Criticità sono state segnalate da Raffaele Squitieri, presidente della Corte dei conti: tra gli esempi, la tassazione degli immobili che «risulta ancora senza una fisionomia definita». Squitieri è preoccupato «per le ripercussioni negative sulla qualità dei servizi» visto che l’aggiustamento dei conti «verrebbe a gravare prevalentemente» sugli enti locali.

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