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La Banca d’Italia modifica la gestione della liquidità

di Rossella Bocciarelli

Una riforma di tipo tecnico; importante, ma di ordinaria amministrazione. Nulla, in ogni caso, che comporti una modifica strategica della gestione del debito pubblico e niente che abbia caratteristiche, come dire, congiunturali, vale a dire collegate a problemi contingenti di liquidità del sistema. Così il ministero dell'Economia ha puntualizzato ieri sull'avvio del nuovo sistema di gestione della liquidità giacente sul conto disponibilità detenuto dal Tesoro della Banca d'Italia. Il conto come si sa esiste dal 1994, in esso vengono registrate giornalmente le operazioni di introito e pagamento connesse con l'espletamento del servizio di Tesoreria, e le sue regole istituzionali prevedono che non possa presentare saldi a debito del Tesoro (ciò equivarrebbe , in pratica, a un deficit di bilancio pubblico). Al 31 ottobre secondo i calcoli degli operatori questo cuscinetto di liquidità, che serve, appunto, a smussare i picchi dei flussi di cassa in entrata e in uscita, ammontava a circa 36 miliardi.

Con la nuova riforma, che ha preso le mosse in via definitiva ieri mattina in seguito alla pubblicazione di un decreto datato 11 novembre che porta ancora la firma del ministro Giulio Tremonti (ma i primi passi risalgono addirittura al 2007) è previsto lo svolgimento di un'asta mattutina e di un'eventuale asta pomeridiana gestite dalla Banca d'Italia, con le quali il Tesoro potrà impiegare o raccogliere la liquidità sul mercato monetario per ammontari anche rilevanti: in sostanza con queste operazioni via XX settembre movimenta la parte non vincolata delle sue disponibilità di Tesoreria e in tal modo ci si allinea a delle indicazioni da tempo espresse dalla Banca centrale europea che aveva esigenze di migliorare il controllo della propria base monetaria perchè sia le dimensioni sia la forte variabilità del saldo detenuto dal Mef presso Bankitalia avrebbero potuto interferire con la regia della politica monetaria europea. Si tratta, in pratica, di una modalità di gestione attiva della liquidità del Tesoro nell'ambito della cosiddetta operatività Optes (operazioni per conto del Tesoro) che si va ad allineare con quella che viene adottata nei paesi più importanti dell'euro area, nei quali il saldo di tesoreria dei conti pubblici è molto basso o addirittura nullo (si tende , in pratica, al close to zero) e viene remunerato a tassi che sono in linea con quelli di mercato o anche inferiori ai tassi di mercato.

Le nuove operazioni avranno di norma una durata overnight e, nel caso di impiego della liquidità, esse prevedono l'attribuzione di un limite di credito a ciascuna controparte. Una recente convenzione fra Banca d'Italia e Tesoro ha stabilito un livello massimo delle disponibilità del Mef remunerate dalla Banca d'Italia sulla base di un tasso d'interesse di mercato monetario ( soglia che dovrebbe aggirarsi intorno al miliardo); allo scopo di gestire al meglio il complesso delle disponbilità l'ammontare che eccede questa soglia massima verrà così impiegato giornalmente in depositi presso Bankitalia o presso il mercato monetario: l'obiettivo è movimentare tra i 5 e i 10 miliardi.

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