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La banca cinese punta al Brasile

di Ettore Bianchi  

Vuole espandersi in Brasile l'istituto di credito cinese Icbc, Industrial & commercial bank of China.

Il primo obiettivo è l'apertura di una filiale a San Paolo, il cui nome sarebbe Icbc do Brasil Banco Multiplo.

Il capitale di partenza sarebbe pari a 100 milioni di dollari (69 mln euro).

L'affare sembra ormai a buon punto: manca soltanto il via libera della Banca centrale brasiliana, che non dovrebbe mettere i bastoni tra le ruote per due motivi.

Il primo è legato al fatto che un'altra banca cinese, Bank of China, era stata autorizzata a insediarsi nel paese sudamericano nel 2009.

Il secondo trae forza dalla visita, avvenuta nei giorni scorsi, della presidentessa del Brasile, Dilma Rousseff, nell'ex Celeste impero, dove ha incontrato il suo collega cinese Hu Jintao.

A Pechino i rappresentanti di Icbc hanno illustrato alla Rousseff i progetti di sviluppo in Brasile.

Non è un caso che la Cina voglia espandersi in territorio brasiliano sul versante del credito.

Negli ultimi due anni il paese asiatico è diventato la principale destinazione delle esportazioni brasiliane e il primo investitore.

Posizioni che in precedenza erano occupate da Stati Uniti e Spagna.

Inoltre gli investimenti cinesi sono concentrati nel petrolio, nelle tecnologie agricole e nella produzione di soia.

Come spiega Claude Tiramani, gestore a Lutetia Capital, la strategia di Icbc va di pari passo con la volontà di Pechino di internazionalizzare la sua moneta, lo yuan.

Con questo sistema la Cina crea le infrastrutture che servono a sostenere i flussi commerciali fra i due paesi.

Forse, un giorno, il produttore di acciaio Vale, che è un grande fornitore della Cina, sarà pagato in yuan.

Icbc persegue da diverso tempo una strategia di marcata diffusione a livello planetario.

Negli ultimi due anni sono stati spesi più di 6 miliardi di dollari (4,1 mld euro) in acquisizioni oltreconfine.

L'ultima operazione in ordine di tempo è quella che ha visto rilevare l'80% del capitale della filiale americana di Bank of East Asia.

È stata inoltre lanciata un'offerta sulla filiale argentina di Standard Bank Group. A inizio anno sono state aperte succursali in Europa: Parigi, Bruxelles, Amsterdam, Milano e Madrid.

Nel giro di qualche anno Icbc conta di estendere la sua presenza a una quarantina di paesi rispetto agli attuali 28. In ogni caso, secondo gli analisti di JP Morgan, l'istituto starebbe adottando una tattica prudente e realista, poiché la priorità è quella di radicarsi nelle economie emergenti che promettono una forte crescita. Anche perché i vertici di Icbc vogliono portare la quota di utili realizzata all'estero dal 3% odierno al 10%.

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