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Se la Banca centrale svizzera diventa «bene rifugio»

Le azioni di una banca centrale possono diventare bene rifugio? Sì, se parliamo della Banca nazionale svizzera. La Bns rappresenta un sistema paese piccolo ma economicamente forte, è controllata dai Cantoni elvetici ma ha anche azionisti privati ed è quotata a Zurigo. Il prezzo della sua azione nell’ultimo anno ha oscillato tra un minimo di 1.090 franchi e un massimo di 2.120 franchi. Ieri il titolo Bns ha chiuso a 1.760 franchi, in progresso del 2,44%. È vero che la parte del capitale sul mercato non è enorme, ma è difficile negare la tendenza al rialzo registrata in particolare negli ultimi 12 mesi.
A favore dell’azione Bns giocano l’economia elvetica, la forza del franco, le incertezze nel quadro internazionale e i tassi negativi su altre forme di investimento, obbligazioni pubbliche comprese. Tassi negativi che la stessa Bns ha imposto in Svizzera, per frenare almeno in parte un’ascesa del franco che può danneggiare l’export elvetico. Qualcuno aggiunge anche il fatto che la Bns fa utili (24,5 miliardi nel 2016). Ma questo non appare come l’argomento principale, sia perché non sempre ci sono questi utili, sia perché quando ci sono una parte va a riserve e poi alla Confederazione, oltre che ai Cantoni. Per legge, inoltre, il dividendo massimo per gli azionisti privati è di 15 franchi per titolo, cioè il 6% del valore nominale.
Tuttavia, in una fase di tassi negativi questo 6% per molti è benvenuto e si aggiunge alla sicurezza del franco. Per la verità, ha fatto notare il Wall Street Journal, ora c’è anche chi vorrebbe di più. Il punto emergerà probabilmente nell’assemblea Bns di domani che il raggruppamento di una trentina di piccoli azionisti (Collectif AAA+) chiede che il 6% sia calcolato sul prezzo di Borsa di fine anno (per l’esercizio 2016 il dividendo sarebbe così di 105 franchi). Difficile che la proposta passi, ma la questione è posta. Resta il fatto che già ora l’azione Bns è richiesta, in Svizzera ma anche all’estero (il maggior singolo azionista privato è il tedesco Theo Siegert). C’è anche chi osserva che la Bns dispone di ampie riserve (valute, titoli, oro) e continua a investire bene. Nel portafoglio della banca ci sono anche azioni Apple, Microsoft, Exxon Mobil. Peraltro le riserve (683 miliardi di franchi in marzo, equivalgono al Pil elvetico) sono gonfiate dagli acquisti di euro e altre valute per frenare il franco. E questo rigonfiamento inusuale preoccupa un po’ gli esperti di politiche monetarie. Ma questa è un’altra storia.
Intanto, il vicepresidente della Bns, Fritz Zurbrügg, parlando all’Università della Svizzera Italiana, a Lugano, ha rinviato al mittente le accuse degli Usa sulla manipolazione del cambio. «Noi non cerchiamo vantaggi attraverso una moneta debole; il franco resterà comunque una moneta forte, cerchiamo semplicemente di evitare una sopravvalutazione eccessiva della nostra valuta, è diverso e non c’è manipolazione», ha affermato Zurbrügg.

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