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La Banca centrale russa alza i tassi ma non ferma la caduta rovinosa del rublo

Va sempre peggio e i russi se ne accorgono, cominciano ad aver paura. In un Paese dove, per antica tradizione sovietica, è più facile conoscere il valore di cambio del rublo piuttosto che la temperatura o l’ora esatta, quella cifra di 68,98 rubli per un euro, riprodotta ieri nei display luminosi delle banche di tutte le città, era la spia di una situazione disperata. L’ennesimo record storico, che ha praticamente dimezzato in meno di due mesi il valore della moneta nazionale, ha ripercussioni pesantissime. La Banca centrale ha dovuto alzare di un punto, portandolo al 10,5%, il tasso di interesse di riferimento. L’allarme è dovuto al crescere dell’inflazione ma soprattutto dal carovita che comincia a diventare difficile dasopportare. A partire dai prezzi sempre più in ascesa. Ieri è stato annunciato il rincaro del 10% dei generi considerati indispensabili come il latte, il pane, le uova, la farina. Sembra una beffa crudele: l’aumento sarà infatti operato in forma legale sopra a rincari “spontanei” già avvenuti a ripetizione nel corso dell’autunno. Pane e latte costeranno quasi una volta e mezzo in più rispetto alla fine d’agosto. Per non parlare dell’ingrediente fondamentale per la cucina russa, il grano saraceno ormai diventato una rarità costosa e sparito dalla prima colazione di gran parte dei russi medi che lo consideravano irrinunciabile.
Ma al Cremlino c’è un’altra preoccupazione. Al di là della crisi economica, c’è la crescita del malumore e dell’insofferenza al governo. Nell’aumento dei prezzi c’è evidente la presenza di una forte speculazione che nessuno riesce a controllare. Passi per il grano saraceno che quest’anno ha subito un raccolto mediocre ma non ci si spiega l’aumento del prezzo del grano quando lo stesso Putin aveva annunciato appena una settimana fa «il più abbondante raccolto della nostra Storia». Stessa cosa vale per il prezzo della benzina e del gasolio: «Ci dicono che la crisi è dovuta al prezzo del petrolio sempre più basso e a noi tocca pagare di più», scrive uno dei tanti blogger scatenati sul web. E i sospetti sugli speculatori e sulla storica inefficienza dell’antitrust russo fanno scricchiolare sicurezze e fiducia. E, non a caso, dopo mesi di silenzio imposto dalle leggi antidissenso, ricompaiono gli oppositori di strada a gridare contro il governo. Putin tace, ma non è affatto tranquillo.
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