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La bad bank infiamma Mps e Carige in Borsa

In una giornata in cui le Popolari hanno colto l’occasione per tirare il freno dopo la recente corsa, sono due le banche di Piazza Affari che hanno proseguito imperterrite in volata: Mps e Carige, che hanno guadagnato rispettivamente il 4,12 e l’11,27% con volumi scambiati superiori alla media. In altri termini, i due istituti di credito italiani bocciati agli esami della Bce dello scorso autunno che già nel 2014 erano stati costretti a battere cassa tra gli azionisti e che ora si trovano costretti ad avviare nuovi aumenti di capitale. E le motivazioni con cui analisti e addetti ai lavori spiegano il rally innescato dai titoli da un po’ di tempo a questa parte risiedono proprio in queste operazioni e nelle criticità emerse in sede europea. Innanzi tutto, si attende il via libera della Bce ai rispettivi piani sul capitale ( capital plan) con cui Mps e Carige intendono correggere gli ammanchi individuati dai test. Una volta giunto l’ok, potranno partire le vere e proprie ricapitalizzazioni, pari a 3 miliardi per Mps e a 700 milioni per Carige. Ma a trasmettere euforia alle quotazioni di Borsa è anche la possibilità della nascita di un veicolo a maggioranza pubblica dove fare confluire i crediti deteriorati di alcuni istituti italiani (la cosiddetta bad bank ). Un’ipotesi che riguarda da vicino i due gruppi senese e genovese, che anche per l’elevata incidenza dei prestiti problematici si trovano ora costretti a ricapitalizzare per la seconda volta nel giro di due anni.
«La creazione di una bad bankè il commento degli analisti di Intermonte – sarebbe molto positiva in quanto aiuterebbe uno svantaggio normativo per gli istituti italiani rispetto a quelli europei. Sta di fatto che la volata delle due azioni, Mps e Carige, ricorda molto quella analoga che era andata in scena prima dei due aumenti di capitale del 2014. I titoli del gruppo guidato da Alessandro Profumo, prima dell’operazione da 5 miliardi, erano volati fino sopra quota 2,5 euro, salvo poi precipitare ai minimi storici di 40 centesimi di fine gennaio scorso. E salvo poi riprendere a correre ora. E il discorso è analogo per l’istituto capitanato da Piero Montani, che prima dell’aumento da 800 milioni dell’anno scorso si era portato sopra i 16 centesimi per ridiscendere fino ai 5,5 centesimi di fine dicembre 2014 e risalire ai 7,1 attuali. Intanto, in vista delle ricapitalizzazioni, riprendono le voci sui possibili nuovi soci. Per Carige si continua a parlare del finanziere Andrea Bonomi, della famiglia Malacalza e di un rafforzamento dei francesi di Bpce, già azionisti al 10 per cento. Per il gruppo di Rocca Salimbeni circolano meno nomi ma c’è una certezza: da luglio, il Tesoro diventerà azionista con oltre il 4%, non per l’aumento ma per il rimborso in azioni delle obbligazioni Monti Bond.
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