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La bad bank di Etruria & C. vende il primo miliardo di Npl

La Rev si affaccia sul mercato con i suoi 10,3 miliardi di Npl lordi ricevuti in dote da Popolare Etruria,Banca MarcheCariChieti e CariFerrara. Secondo quanto risulta a Il Sole, la bad bank nata a fine 2015 nei giorni scorsi ha avviato le procedure per la vendita della prima fetta di sofferenze, per un totale di un miliardo lordo.
Con il supporto degli advisor Jp Morgan, Kpmg e Cerved, sono stati firmati i primi non disclosure agreement con una manciata di grandi fondi di investimento, tutti interessati ad approfondire il dossier per valutare eventuali offerte. In pista ci sarebbero alcuni dei più grandi operatori del settore, da Fortress a Lone Star, da Tpg a Bain Capital fino a Blackstone.
L’interesse degli investitori è elevato anche perché il pacchetto di non performing loans si prospetta particolarmente interessante: sul tavolo c’è un portafoglio di 38 posizioni di taglio rilevante, i cosiddetti big ticket, interamente garantiti. A quanto risulta, si tratta di crediti protetti da immobili di varia natura (commerciale, industriale e residenziale) prevalentemente situati nel Centro Italia, in linea con il bacino operativo delle banche di provenienza.
Il processo di vendita è appena iniziato. Ma nelle intenzioni della Rev ci sarebbe la volontà di chiudere il tutto entro l’anno. La road map prevede infatti che entro giugno si raccolgano le manifestazioni di interesse non vincolante, così da poter arrivare alle offerte vincolanti entro fine settembre.
L’appeal del dossier nascerebbe anche dalla qualità (e delle informazioni) del portafoglio, a cui Rev e advisor si stanno dedicando da tempo. Secondo le prime stime, le valutazioni dei crediti potrebbero attestarsi tra il 25 e il 35% del valore originario. I crediti sarebbero infatti relativi a sofferenze maturate nel giro degli ultimi 3-4 anni, quindi relativamente giovani.
«Rev ha circa 10 miliardi di sofferenze, di cui 2 netti – ha detto in settimana Andrea Resti, consigliere indipendente di Rev -. Contiamo di andare sul mercato nei prossimi mesi e riscontriamo interesse tra gli investitori. Si tratta dei big ticket, cioè grossi crediti che hanno all’interno immobili di pregio». Una dichiarazione che insomma conferma la piena volontà della bad bank di procedere celermente alla messa in vendita del patrimonio ereditato dalle quattro banche regionali finite in risoluzione.
La Rev, formalmente un intermediario finanziario vigilato ex articolo 106 del Tub, pare insomma ormai in condizione di entrare nella piena operatività, pur a un anno e mezzo dalla costituzione. Non sono stati mesi semplici, d’altronde: il ricambio al vertice pochi mesi dopo la partenza, con la presidente Mariateresa Bianchi e il ceo Salvatore Immordino che nell’estate scorsa hanno preso il posto di Livia Pomodoro e Claudio Corsini, poi il trasferimento dei 10,3 miliardi di crediti deteriorati, milioni di posizioni spesso di dimensioni medio-piccole sparse sui quattro istituti. Dopo i big ticket, nei prossimi mesi proprio gli small ticket dovrebbero diventare oggetto di una cessione. Non è escluso che nella partita di vendita, anche tramite cartolarizzazione, si faccia utilizzo della Gacs, anche se in questo caso occorrerebbe più tempo per la cessione.
In ogni caso, una volta venduti i crediti, toccherà valutare come gestire le relative plusvalenze. In questo senso la Banca d’Italia sta effettuando una verifica legale sulla possibilità di ripartire pro quota gli utili di Rev tra l’Autorità di risoluzione nazionale e i risparmiatori azzerati delle banche. A evidenziarlo è stato ieri il Comitato risparmiatori azzerati dal Salva-Banche. Secondo le indicazioni, l’Autorità di risoluzione, ovvero Banca d’Italia, ha indicato che la verifica verrà completata in tempi brevi.

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