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La 231 si amplia e la compliance è un obbligo

di Federico Unnia 

Una materia in continua evoluzione, in cui le imprese si trovano ad essere al centro di procedure preventive e di controllo sull'operato dei propri manager. A dieci anni dall'introduzione del dlgs 231 in materia di responsabilità amministrativa degli enti, numerose questioni restano sul tavolo.

Innanzitutto la progressiva, e per alcuni, eccessiva espansione del campo di applicazione della disciplina. Lo scorso luglio è stata allargata l'applicazione della normativa anche ai reati ambientali. Ma non solo: c'è chi parla, ad esempio, di estenderlo anche ad altre materie, come ad esempio la normativa sulle c.d pratiche commerciali scorrette. Quel che è certo è che resta un campo d'elezione per alcuni illeciti che la cronaca ci presenta con frequenza. Riciclaggio, falso in bilancio giusto per citare quelli più frequenti. Così, a dieci anni dall'approvazione della normativa, ci si domanda ancora oggi quanto costi alle imprese non solo predisporre i necessari meccanismi ed organismi di vigilanza ma, soprattutto, quanto si spenda per verificarne regolarmente l'affidabilità e l'adeguatezza. Materia più viva che mai, che guarda con attenzione anche alle sentenze, poche in realtà, emesse. Ne è un'occasione la condanna emessa nel 3 novembre 2010 nei confronti di Banca Italease a titolo di responsabilità ex art. 231/01 per i reati di false informazioni sociali, manipolazione di mercato e ostacolo alle funzioni di vigilanza, commessi dall'amministratore delegato e dal direttore generale della società. In quell'occasione il modello cautelare ritenuto idoneo fu quello forgiato dalle migliori conoscenze, consolidate e condivise nel momento storico in cui fu commesso l'illecito, in ordine ai metodi di neutralizzazione o minimizzazione del rischio tipico. Nel caso affrontato dal Tribunale di Milano si ritenne comprovata l'inadeguatezza del modello organizzativo e si stabilì che gli illeciti furono posti in essere nell'interesse della società, in quanto fu provato un nesso evidente tra tali condotte e la cura dello scopo sociale, ancorché perseguita a mezzo di strumenti illeciti. Insomma, una materia che si evolve su un duplice binario: legislativo e giurisprudenziale, complicando enormemente il compito delle imprese.

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