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L’autocritica di Renzi “Straperso, riparto da noi” E rilancia il Mattarellum

Una battuta al curaro Renzi l’ha riservata solo a Bersani: «Io non dirò mai “abbiamo non vinto…”». Lo disse l’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani dopo le politiche del 2013. Per il resto ogni affondo, ogni difesa è rigorosamente Zen. Del resto Matteo Renzi, che si è dimesso da premier dopo la «strasconfitta» – così la definisce – al referendum costituzionale del 4 dicembre, ma rimasto saldamente alla guida del partito, ha inaugurato una nuova stagione politica. «La fase due, quella dell’ascolto, la fase Zen. Da ora in poi la parola d’ordine nel partito è noi». Si riferisce al fatto che voleva il congresso anticipato e invece ha deciso di ascoltare chi gli domandava tempo, discussione. Praticamente tutti, non solo la sinistra dem ma anche Dario Franceschini e Andrea Orlando. Al congresso quindi si andrà più in là, forse a ottobre o novembre, scadenza naturale. «No a un congresso sulla pelle del paese».
Ma subito Renzi chiede di pronunciarsi sul modello di legge elettorale. «Votiamo qui per il Mattarellum» e chiede il mandato a trattare su questo. È un omaggio al presidente Mattarella, di cui la legge elettorale del 1993 porta il nome. Anche un messaggio: prima si va a votare, una volta fatta la legge elettorale e meglio è. L’Assemblea nazionale del Pd, che avrebbe dovuto inaugurare la resa dei conti, apprezza. Standing ovation al segretario, quando si rammarica per coloro che hanno festeggiato le sue dimissioni da premier. Standing ovation quando ricorda che per tornare al Mattarellum basta un solo articolo: «Non permettiamo alle forze politiche di fare melina». Risate quando alleggerisce il peso della sconfitta sulla riforma costituzionale sostenendo che la prossima volta si candiderà al Senato e «in prospettiva a presidente del Cnel».
Nella sala convegni dell’Ergife, scenario di appuntamenti politici di anni anche lontani, suonano le note della canzone di Checco Zalone, la “Prima Repubblica” appunto. L’ha voluta Renzi: «Eravamo a un passo dalla Terza Repubblica, sembra siamo tornati alla Prima». Anche la sinistra dem non infierisce e si limita alla fine a non partecipare al voto sulla relazione di Renzi: non vota contro perché condivide la proposta del Mattarellum. Gianni Cuperlo, leader della sinistra del Sì, esprime «solidarietà umana a Renzi ma – dice – ci vuole una guida diversa per il Pd». Guglielmo Epifani della minoranza vuole un cambio su Jobs Act e voucher. Francesco Boccia chiede che la legislatura si concluda.
Sul palco il neo premier Paolo Gentiloni, accanto a Renzi che lo ringrazia. Ma all’inizio c’è confusione perché gli manca la sedia. Esplode il “caso Giachetti “, che spezza il clima Zen. Mercoledì riunione della segreteria del Pd. Sarà rinforzata e Maurizio Martina, riconfermato ministro dell’Agricoltura, potrebbe entrare. Renzi non andrà più in giro in camper per l’Italia ma farà qualche blitz.

Giovanna Casadio

 

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