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König: «Rivedere gli aiuti di Stato nelle liquidazioni»

«L’operazione Santander Banco Popular è un caso positivo, ha soddisfatto le regole dell’Unione bancaria. Non mi sento di dire che nel caso italiano sia tutto così chiaro. Sono però situazioni diverse, non si possono mischiare pere e mele». Elka Konig, presidente del Single resolution board che lo scorso 23 giugno ha dichiarato l’insussistenza dell’interesse pubblico per le due banche venete, aprendo la strada alla liquidazione coatta amministrativa, parla per la prima volta dopo quell’evento che ha generato polemiche in Europa. L’occasione è la relazione sul primo anno operato del Srb alla commissione Econ del parlamento europeo.
La Konig conferma la necessità di rivedere le regole che consentono di abbinare gli aiuti di Stato alla liquidazione. «È necessario rivedere le regole degli aiuti di Stato nei casi di liquidazione, anche se non c’è fretta e si può farlo anche dopo l’estate – ha detto -. Nel caso dell’aiuto pubblico per sostenere la liquidazione, come previsto da una comunicazione della Dg Competition, viene richiesto il burden sharing, non un bail in. Il sostegno pubblico dovrebbe però essere solo uno strumento di liquidità che consente di gestire una soluzione ordinata». Konig sembra alludere al fatto che l’occasione per rivedere le norme sia la revisione della direttiva Brrd sul bail in, processo che prenderà il via a Bruxelles proprio in autunno.
«Le banche venete erano in difficoltà da tempo, volevano fare una fusione ma questa strada non era praticabile e in ogni caso sarebbe stato necessario un consistente aumento di capitale – ha spiegato -.Il Srb è stato coinvolto quando non c’erano più margini per una soluzione privata, nel corso di un anno era stata persa una quota consistente di clienti, le funzioni critiche sul territorio ormai erano svolte da altri operatori. Non c’era interesse pubblico». Konig ha poi affermato che i due istituti avevano subito «un deleverage importante e che se Srb fosse intervenuto un anno fa le due banche sarebbero andate in risoluzione».
E ancora. A chi gli faceva presente come il presidente dell’Eba, Andrea Enria, abbia sostenuto che l’interesse pubblico delle banche dopo il caso può essere valutato in modo discrezionale ha replicato: «Non sono d’accordo, abbiamo rispettato la Brrd. Le autorità italiane hanno valutato anche l’impatto sociale e i problemi occupazionali. Non è una questione di aver posto l’asticella in Europa per le banche che possono andare in risoluzione a 60 miliardi di asset (pari a quelli delle due venete, tra impieghi e raccolta, al momento della liquidazione, ndr), perché ogni caso va valutato singolarmente». Voglio ricordare, ha poi chiosato Konig, «che gli aiuti di Stato per la liquidazione sono stati autorizzati per banche uscite dal mercato. C’è bisogno di avere margini per gestire le liquidazioni e ci possono essere soluzioni di questo tipo anche per altri tipi di industria». Per cui, è il messaggio, bisogna fare attenzione a come inasprire le regole. Poi sulla garanzia europea dei depositi sbotta: «Ritegno che questa sia necessaria e non è possibile che se qualcosa va storto nell’applicazione delle norme sulle crisi bancarie allora poi debba saltare la garanzia europea sui deposti».

Laura Serafini

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